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Autore Topic: RIMOBORSI elettorali - i partiti raddoppiano grazie alla caduta del Governo  (Letto 673 volte)
andrea gan
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« il: Febbraio 07, 2008, 09:08:25 pm »

lo sapevate quanto costano i Partiti ai cittadini ?
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Ma i partiti avranno lo stesso 300 milioni

Gianna Fregonara
Corriere della Sera
07-02-2008

ROMA — Trecento milioni di euro. È il costo aggiuntivo delle elezioni del 13 e 14 aprile, o meglio della fine traumatica della legislatura. Sono i soldi dei rimborsi elettorali che i partiti continueranno a riscuotere nei tre anni che mancano alla fine naturale della XV legislatura e che si accumulano con i nuovi rimborsi elettorali a cui avranno diritto per il fatto stesso di correre ed avere eletti alle urne tra due mesi.
Trecento milioni, più precisamente 49.964.574,57 euro all'anno per ogni Camera da dividere tra tutti i partiti: un euro all'anno per ogni voto alla Camera e un euro per il Senato. Vale a dire che ogni elettore, o meglio ogni cittadino iscritto alle liste elettorali, anche se non vota, vale 10 euro a legislatura, con le elezioni anticipate di aprile, varrà 16 euro per la prossima.

L'inghippo è nascosto al secondo comma lettera a) del quattordicesimo capitolo dell'articolo 39 della legge 51 del 2006, approvata poco prima delle ultime elezioni, proposta dal ministero dell'Economia di Giulio Tremonti con il patrocinio bipartisan dei partiti e dei loro tesorieri: in caso di elezioni anticipate i rimborsi, versati di anno in anno, «non si interrompono». Una riga, in mezzo a norme per il Belice, per i perseguitati politici, il catasto e il disarmo chimico.

Cinquanta milioni di euro all'anno per ogni Camera per i prossimi tre anni. La stessa sorte toccherà ai partiti siciliani, per lo scioglimento anticipato dell'Assemblea regionale.
«Noi con le elezioni sosterremo nuove spese — non si stupisce Franco Pontone, tesoriere di An —. È un costo in più per il Paese, certo, ma se gli elettori avranno la fortuna di farsi rappresentare da parlamentari onesti e leali, non c'è motivo di lamentarsi ». Non la pensa così il radicale Marco Cappato: «La gente ormai sa tutto sui furti della casta ma solitamente dopo che sono stati compiuti. Se avesse saputo quanti soldi il voto regala ai partiti, il diktat elezioni subito avrebbe avuto un'accoglienza diversa».

Per il Partito democratico il voto, dopo la querelle irrisolta sui rimborsi delle scorse elezioni che i due tesorieri di Ds (Ugo Sposetti) e Margherita (Luigi Lusi) si sono tenuti, i fondi delle elezioni di aprile sono la prima boccata di ossigeno. Saranno infatti i due vecchi partiti a continuare a riscuotere i soldi del 2006, mentre Mauro Agostini annuncia che come tutti farà «richiesta per i rimborsi appena possibile». E il doppio rimborso? Il tesoriere del Pd si smarca: «Non conosco pienamente la legge, noi siamo l'ultimo partito nato, siamo i meno adatti a commentare». Più netto Sposetti: «La democrazia costa». rofl

La lunga storia dei rimborsi elettorali risale al 1993, quando dopo l'abolizione del finanziamento pubblico con un referendum post Tangentopoli, si inventò questo escamotage per sostenere le spese della politica: allora erano 800 lire a voto, 1600 a elettore. Di legislatura in legislatura, la somma si gonfia, cambia il sistema di calcolo per aggiungere qualche milione di euro. Non solo, a leggere gli ultimi dati disponibili, cioè quelli delle Europee del 2004 (mancano ancora quelli delle politiche del 2006 nonostante la Corte dei conti dovesse consegnarli entro sei mesi, denuncia il radicale Maurizio Turco) risulta che i partiti spendono molto meno di quello che ricevono ormai come un vero e proprio finanziamento pubblico. eek

È vero che la Finanziaria ha imposto un taglio a queste spese di venti milioni di euro, ma ancora non è chiara l'interpretazione della norma: «Se portasse ad un risparmio del 10 per cento, sarebbe già tanto».
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 toobad

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