Paolo F. aveva tentato di contattare Michele Ainis per chiedergli se voleva venire a Rovereto a presentare il suo ultimo libro Stato Matto
Dopo un mese gli ha risposto che potrebbe essere disponibile.
Nei prossimi giorni vediamo come riuscire a combinare la serata con anche il suo intervento. Lui presenterebbe la situazione italiana, la dott. Borgonovo Re quella trentina e dott. Pomatto le techiche di partecipazione.
Il libro è questo:
Stato matto. L'Italia che non funziona (e qualche proposta per rimetterla in moto)

I malesseri della politica, le vessazioni dello Stato, la paralisi della giustizia, le assurdità surreali dell'amministrazione pubblica, la voragine informativa della Rai: "Stato matto" individua in forma di dizionario i 100 fondamentali "affanni e malanni" della democrazia italiana, a cominciare da una legge finanziaria con circa 600 commi, da una serie di meccanismi istituzionali farraginosi e contraddittori, dalla politica. Michele Ainis cerca perciò di capire in quale direzione muoversi senza imboccare sentieri pericolosi.
Una recensione:
Esce per Garzanti il nuovo libro del giurista siciliano. Dopo “La legge oscura” e “Vita e morte di una costituzione”, un nuovo sguardo sulla realtà politico-istituzionale dell’Italia d’oggi.
Uno Stato davvero matto e disperatissimo, quello che Michele Ainis descrive in questo suo libro, una sorta di dizionario che si snoda tra politica, diritto e istituzioni. Tanti i garbugli e le contraddizioni dell’Italia d’oggi, ma spazio per sermoni non ce n’è. Ainis non sale sul pulpito, quel che ha dire lo dice in poche cartelle e da’ vita a un grand tour nella nostra società. Vivacità e acume rendono saettanti queste pagine, tanto che chiunque scriva sui giornali, chiunque intenda farlo, dovrebbe studiarsele. C’è da rimanere sorpresi nel vedere con quale chiarezza e con quale precisione Ainis rende accessibili questioni assai più complesse. Conoscere gli argomenti è essenziale, ovvio, ma bisogna anche saper scegliere le parole. Per essere esaustivi non ne servono molte, a patto che siano calibrate sul doppio imperativo dello scrivere poco e scrivere chiaro. E a patto che filino l’una con l’altra, nella forma e nei concetti. Si passa così dalla “Censura” ai “Concorsi”, dalla “Cultura” alla “Giustizia”, dalla “Privacy” alle “Riforme”, e ne vien fuori un’acuminata riflessione sul presente, con i problemi che vengono posti, esposti e scomposti sul filo d’un ragionare teso, ordinato e lucidissimo, e dove non mancano spruzzate d’ironia. L’allarme è uno: se si continua così, la politica (con “la malattia degenerativa della partitocrazia”), il diritto (sempre più oscuro, ipertrofico e “inflazionato”) e la vita istituzionale rischiano d’estenuarsi semplicemente con se stessi. Per non parlare della macchina/stato, enorme e labirintica. “Stato matto” è anche un’inesausta sollecitazione di coscienze rivolta alla salvaguardia dello Stato di diritto e della democrazia: e che ciò lo si trovi nelle pagine di un giurista (Ainis insegna Diritto pubblico all’Università di Teramo) che è pure editorialista della “Stampa”, la dice lunga sulla loro fondatezza: all’osservatorio teorico s’unisce l’osservazione concreta.
Che ne pensate della possibilità del suo intervento?