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Autore Topic: Casinò a Rovereto  (Letto 2640 volte)
Pasquino
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« il: Giugno 27, 2007, 03:46:26 pm »

La ricchezza bisogna pur trovarla.
Oggi non esiste più la Rovereto industriale degli anni '80 e sebbene in posizione strategica, il turismo stenta a decollare ( anche se questo è un capitolo tutto da discutere ).
Gli operatori economici si lamentano, i cittadini chiedono e le nuove generazioni aspettano.
Senza voler alterare i geni della storia e della cultura che caratterizzano la città ma creando una sinergia  a favore di queste peculiarità, si potrebbe ipotizzare la realizzazione di un CASINO' presso gli edifici della Manifattura Tabacchi.

Analizziamone i vantaggi:

-Incredibile impulso turitico di buon livello e con ottima propensione all'acquisto
-Crescita dell'indotto con relativo aumento e salvaguardia dell'occupazione
-Attività spalmata 365 giorni l'anno
-Entrate importanti per il comune e relativo benessere per la città
-Sinergia con le proposte culturali ( Mart compreso )
-Conservazione edificio storico di archeologia industriale
-Rovereto pubblicizzata su tutto il territorio nazionale
-Sinergia con le altre realtà territoriali
.........

Si potrebbe continuare ancora ma l'importante era lanciare il sasso per discuterne.

Eventuali svantaggi? Parliamone

L'importante è essere realisti cercando di valutare le opportunità da ogni prospettiva.
Merano ultimamente ha cassato il progetto con motivazioni quantomeno bizzarre e che si rifanno all'aumento del traffico ( come se rispetto ai vantaggi non vi sia la possibilità di soluzioni adeguate al problema ) ed alla volontà di non favorire patologie compulsive riguardanti il gioco.
 
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« Risposta #1 il: Giugno 28, 2007, 12:29:37 am »

Le tue argomentazioni sono interessanti, ma innanzitutto, credo che non si possa far un Casinò nuovo in Italia. Ho letto una intervista di un ministro (ma non ricordo quale) alcuni giorni fa per un proposta analoga in Friuli (dove vicino hanno l'esempio in Slovenia), che confermava che non si può fare.

Se tu hai notizie che si possa legalmente fare qui a Rovereto, potresti citarle?

Poi tra le varie ipotesi di utilizzo delle Manifatture questa mi sembra quella eticamente più brutta e civicamente con le conseguenze peggiori sulla moralità pubblica. C'è gente che vive l'azzardo come malattia e che rovina la propria vita e quella delle proprie famiglie.

Vero che tante cose della vita umana come il sesso ad esempio si presta ad essere vissuto con amore o con patologie maniacali... oppure il cibo.


....


Sono convinto anch'io che dal punto di vista economico sarebbe una formidabile macchina da soldi e una calamita per turisti. Ben più del Mart.
Ma per i soldi siamo disposti a sopportare tutti gli aspetti negativi?

Io ad un referendum, credo proprio che voterei no.

Però dipende. Se con i soldi ricavati ad esempio il comune finanziasse progetti di mobilità innovativi o di energie rinnovabili o una università ad altissimo livello...

Bisognerebbe riflettere tutti i pro e i contro possibili. E mettere la decisione finale nella mani dei cittadini, con un referendum.

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Pasquino
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« Risposta #2 il: Giugno 28, 2007, 11:13:29 am »

In premessa dico subito che la proposta di un casinò non vuole essere la soluzione a tutti i problemi nel senso che, mia personalissima opinione, rompere gli schemi, osare, capire che è necessario per la comunità cercare e soprattutto "fare" anche in prospettiva, saranno gli elementi vincenti per il futuro.
Non credo nelle risposte immediate di risanamento; sono demagogiche e utilizzate dalla politica per catturare voti. C'è necessità di pianificare le cose.
Essere creativi e di rottura ( nel senso propositivo del concetto ) è fondamentale.
Probabilmente sbaglio la valutazione ma ho come l'impressione che Rovereto si sia seduta sugli allori di un passato ( economico ) che in questo panorama globale, sarà arduo ritrovare.
I benefici economici dell'autonomia forse sono stati utilizzati più per il contingente che per il futuro ed oggi, con i tagli della Provincia e dei Comuni, se ne pagano le conseguenze.
Il Mart è utilizzato pessimamente e produce debiti. Finchè il privilegio dell'autonomia paga ( le passività ).....
Cattadrale nel deserto che stenta ad assumere anche il personale precario, autoreferenziale e poco sinergico rispetto alla grande potenzialità.
Sull'argomento si potrebbe andare avanti quanto si vuole.
Tutto ciò è etico?
Le associazioni dei commercianti sono anni che stipulano accordi, organizzano comitati, creano associazioni che....non decollano.
Penso che alle parole debbano seguire i fatti.
Non è il casinò? Bene sarà qualche altra cosa; la mia convizione è la NECESSITA' DI INIZIATIVE FORTI.
Brevemente sulla mia proposta ( provocatoria ma non troppo ).
Tecnicamente è la provincia su "spinta" del comune a dover fare i primi passi.
Occorre infatti candidarsi ed essere autorizzati alla deroga di alcuni Art. del Codice Civile e Penale che regolano la materia delle case da gioco e del gioco d'azzardo.
Un iter complesso ma Merano c'è riuscita e forse vale la pena tentare.
Daccordo sul referendum segno di una democrazia diretta di cui ci dobbiamo riappropriare. Ma ne voglio 1000; tante quante dovrebbero essere le proposte messe sul tavolo da parte di una comunità veramente partecipativa, fattiva e che vuole essere protagonista della propria ripresa.
 
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« Risposta #3 il: Giugno 28, 2007, 02:58:51 pm »

ci puoi dire di più su merano?
 helpsmile helpsmile

Sarebbe interessante capire cosa e come hanno fatto loro.
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« Risposta #4 il: Luglio 01, 2007, 09:23:59 pm »

L'idea di pasquino mi sembra ben argomentata. Devo dire che non ci avevo mai pensato e un casinò a Rovereto mi suona strano ma a quanto pare ci sarebbero dei buoni motivi per farlo, ci devo pensare un po su.....non male però.... Smiley Smiley Smiley Smiley
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« Risposta #5 il: Luglio 01, 2007, 10:16:56 pm »

Una lettera contraria al casinò a Merano


Un Casinò a Merano sarebbe solo un vantaggio? La problematica del gioco d’azzardo

La comunicazione apparsa sui quotidiani locali circa la possibile promulgazione ancora nel
corso dell’attuale legislatura di una normativa in favore della case da gioco e circa il fatto
che Merano avrebbe la possibilità – auspicata da certi circoli – di aprire un proprio Casinò
di gioco, dovrebbe spingere a riflettere ed anche indurre ad un’azione politicamente
responsabile. Sarebbe un’illusione ritenere che ciò semplicemente attirerebbe più turisti a
Merano e dunque fungerebbe da volano per l’economia,senza avere delle conseguenze
sulla società civile. Dovrebbe invece destare preoccupazione il giro aumentato ed
incontrollato di denaro,che può mettere in crisi gli equilibri finanziari di una cittadina come
Merano,e potrebbe suscitare un legittimo sospetto di aprire la strada a pratiche non legali
di riciclaggio di denaro sporco,frutto cioè di attività e di traffici criminali.Soprattutto però
dovrebbe preoccupare il lato sociale: la passione del gioco,che esiste da sempre,miete
sempre più vittime nella nostra società.
N on per nulla negli ultimi tempi due vescovi importanti in Italia,ovvero l’arcivescovo
Cosmo Ruppi di Lecce e soprattutto il cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi,hanno preso
posizione in merito alla febbre da gioco: si tratta di uno sfruttamento commerciale di
persone che finiscono per essere dipendenti ed è dunque qualcosa di immorale. Vi è stata
anche una preoccupata presa di posizione della “Consulta antiusura”,un osservatorio che
a livello nazionale combatte l’usura,che ha mostrato come molto spesso i debiti contratti
al gioco spingono delle persone nelle mani degli usurai. Oltre ai Casinò vi sono molte altre
forme di gioco d’azzardo:a partire dalla classica lotteria,che risulta abbastanza innocua,
fino alle scommesse sulle corse di cavalli,al Totogol,al Tris,all’Enalotto ed anche al
“Gratta e vinci”,alle diverse macchinette mangiasoldi (slot machines)ed alle sale per il
Bingo,progettate in Italia in numero di 800 e con un milione di potenziali utenti. Il giro di
affari di queste scommesse e giochi d’azzardo legali si muoveva già nel 2001 intorno ai 15
miliardi di euro,dei quali la maggior parte vengono incassati dallo Stato. A ciò sono da
aggiungere i proventi di giochi illegali,sia di carte che di scommesse.
Lo Stato,che dovrebbe essere garante della legalità e che – secondo i dettami della
Costituzione – fonda le proprie istituzioni sul lavoro dei cittadini, deve interrogarsi se
proprio questa via di promozione della febbre del gioco sia quella adatta per riempire le
proprie casse. Soprattutto dovrebbe contemplare quelle misure sociali e sanitarie che
possono aiutare quando le conseguenze di tale passione per il gioco si riflettono sulle
famiglie ed anche sulla salute degli interessati. In alcuni casi si tratta di una vera e propria
malattia cui si deve reagire con una terapia. Un 6% di persone coinvolte sviluppa una vera
e propria dipendenza,che sale al 22-32% se combinata con altre dipendenze,specie quella
da alcol. Si tratta per lo più di persone anziane o di classi povere,che pongono la propria
speranza nei guadagni derivanti dal gioco e che in tale modo possono spingere se stesse e
le proprie famiglie in condizioni di bisogno.
Dietro a tutto ciò si staglia un’erronea immagine di uomo,che presenta la possibilità
di raggiungere guadagni senza fare sforzo,trattenendo le persone da un lavoro fatto di
pazienza e di una migliore qualificazione professionale,e che presenta la vita stessa come
un gioco d’azzardo, nel quale vi sono appunto vincitori e perdenti. La questione della
giustizia sfuma in secondo piano.
N oi facciamo appello ai nostri responsabili politici ed anche alle persone attive nel
mondo dell’educazione,della politica famigliare e dell’assistenza socio-sanitaria,a volersi
confrontare tempestivamente con tale problematica per assumere misure adeguate.
Forse sarebbe opportuno anche realizzare un convegno, come quello in programma a
Milano per il 18 aprile sul tema “Gioco d’azzardo e famiglia”.

Per l’Istituto per la Giustizia,la Pace e la Salvaguardia del Creato di Bressanone

Prof.Karl Golser,Direttore;Prof.Kurt Egger,Vicedirettore;Prof.Johannes Messner;

Prof.don Paolo Renner;Don JosefStricker;Don Michele Tomasi.



Un intervento di un consigliere di Bolzano

Unitalia - Movimento Iniziativa Sociale - 24.06.2007  10:24

Comunicato stampa:
Casinò a Merano: quale la verità del voto consiliare?

Siamo così certi che i moralismi espressi dai soliti noti sul Casinò di Merano, certamente falsi ed ipocriti per le mille ragioni fondate già da altri espresse ed ampiamente condivise, siano la ragione per la quale la maggioranza comunale di Merano si è astenuta in fase di voto?

Siamo certi che le dichiarazioni di chi ha per l’ennesima volta deciso il “non voto”, contraddicendo se stesso, con quel solito e tipico atteggiamento più consono a Ponzio Pilato che a persone politicamente rappresentative, sia fermo al palo per “valutare il rapporto fra costi e benefici”? Io non ci credo: aprire il Casinò a Merano produrrebbe entrate milionarie con spese irrisorie: per cortesia quindi, già che l’ipocrisia è difficile da digerire non si tenti anche di prenderci per i fondelli. Non siamo, come dice giustamente Cavini, un branco di imbecilli. Non mi risulta che la realizzazione delle Terme, costate quasi cento milioni di Euro e mantenute ogni anno con continui esborsi di pubblico denaro sia stata preceduta dopo avere valutato i costi ed i benefici (per lo meno per la comunità!) preso atto che nemmeno la temperatura dell’acqua risulta in linea con la pretesa dei benefici. In questo caso termali! Ci sia concesso ipotizzare che nel caso del Casinò i costi ed i benefici vengano valutati in maniera completamente opposta: ogni anno i Casinò austriaci, così come quelli Croati e Sloveni incassano centinaia di milioni di euro da giocatori italiani e, se esistesse un Casinò sulle rive del Passirio, vedrebbero evidentemente ridimensionate di molto le loro entrate. Non è che il ragionamento costi e benefici possa prendere in considerazione anche questa ipotesi? Non è forse ipotizzabile che possano esistere delle pressioni enormi – parliamo di cifre da capogiro – per non perdere il business di oltre confine da parte di chi lo gestisce? Siamo e lo ribadiamo nel campo delle pure ipotesi, se avessimo certezze sarebbe davvero grave ma ci si lasci almeno la libertà di produrre questa irreale potenzialità. Forse vaga, forse del tutto infondata, forse frutto di fantasie politiche “particolari” …. Forse!

 

Bolzano, 24 giugno 2007

Il Consigliere Provinciale di UNITALIA
Donato Seppi
(UNI)


Comunicato di Radio NBC
No del consiglio comunale al casinò di Merano.
Il consiglio comunale di Merano ha detto no all'ipotesi di riportare in riva al Passirio un casinò. Dopo anni di battaglie intese a riedificare la casa da gioco ha bocciato, con ben nove astensioni, una mozione che avrebbe dovuto impegnare la giunta a compiere tutti i passi necessari con Roma per l'apertura di un nuovo casinò. Il progetto, dunque, va definitivamente in soffitta.
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« Risposta #6 il: Luglio 01, 2007, 10:22:26 pm »

l'intervento dei gruppi consigliari


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« Risposta #7 il: Luglio 13, 2007, 02:31:40 pm »


Poi tra le varie ipotesi di utilizzo delle Manifatture questa mi sembra quella eticamente più brutta e civicamente con le conseguenze peggiori sulla moralità pubblica. C'è gente che vive l'azzardo come malattia e che rovina la propria vita e quella delle proprie famiglie.

Sono convinto anch'io che dal punto di vista economico sarebbe una formidabile macchina da soldi e una calamita per turisti. Ben più del Mart.
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Sono d'accordo ....
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