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paolo
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« Risposta #5 il: Luglio 01, 2007, 10:16:56 pm » |
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Una lettera contraria al casinò a Merano
Un Casinò a Merano sarebbe solo un vantaggio? La problematica del gioco d’azzardo
La comunicazione apparsa sui quotidiani locali circa la possibile promulgazione ancora nel corso dell’attuale legislatura di una normativa in favore della case da gioco e circa il fatto che Merano avrebbe la possibilità – auspicata da certi circoli – di aprire un proprio Casinò di gioco, dovrebbe spingere a riflettere ed anche indurre ad un’azione politicamente responsabile. Sarebbe un’illusione ritenere che ciò semplicemente attirerebbe più turisti a Merano e dunque fungerebbe da volano per l’economia,senza avere delle conseguenze sulla società civile. Dovrebbe invece destare preoccupazione il giro aumentato ed incontrollato di denaro,che può mettere in crisi gli equilibri finanziari di una cittadina come Merano,e potrebbe suscitare un legittimo sospetto di aprire la strada a pratiche non legali di riciclaggio di denaro sporco,frutto cioè di attività e di traffici criminali.Soprattutto però dovrebbe preoccupare il lato sociale: la passione del gioco,che esiste da sempre,miete sempre più vittime nella nostra società. N on per nulla negli ultimi tempi due vescovi importanti in Italia,ovvero l’arcivescovo Cosmo Ruppi di Lecce e soprattutto il cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi,hanno preso posizione in merito alla febbre da gioco: si tratta di uno sfruttamento commerciale di persone che finiscono per essere dipendenti ed è dunque qualcosa di immorale. Vi è stata anche una preoccupata presa di posizione della “Consulta antiusura”,un osservatorio che a livello nazionale combatte l’usura,che ha mostrato come molto spesso i debiti contratti al gioco spingono delle persone nelle mani degli usurai. Oltre ai Casinò vi sono molte altre forme di gioco d’azzardo:a partire dalla classica lotteria,che risulta abbastanza innocua, fino alle scommesse sulle corse di cavalli,al Totogol,al Tris,all’Enalotto ed anche al “Gratta e vinci”,alle diverse macchinette mangiasoldi (slot machines)ed alle sale per il Bingo,progettate in Italia in numero di 800 e con un milione di potenziali utenti. Il giro di affari di queste scommesse e giochi d’azzardo legali si muoveva già nel 2001 intorno ai 15 miliardi di euro,dei quali la maggior parte vengono incassati dallo Stato. A ciò sono da aggiungere i proventi di giochi illegali,sia di carte che di scommesse. Lo Stato,che dovrebbe essere garante della legalità e che – secondo i dettami della Costituzione – fonda le proprie istituzioni sul lavoro dei cittadini, deve interrogarsi se proprio questa via di promozione della febbre del gioco sia quella adatta per riempire le proprie casse. Soprattutto dovrebbe contemplare quelle misure sociali e sanitarie che possono aiutare quando le conseguenze di tale passione per il gioco si riflettono sulle famiglie ed anche sulla salute degli interessati. In alcuni casi si tratta di una vera e propria malattia cui si deve reagire con una terapia. Un 6% di persone coinvolte sviluppa una vera e propria dipendenza,che sale al 22-32% se combinata con altre dipendenze,specie quella da alcol. Si tratta per lo più di persone anziane o di classi povere,che pongono la propria speranza nei guadagni derivanti dal gioco e che in tale modo possono spingere se stesse e le proprie famiglie in condizioni di bisogno. Dietro a tutto ciò si staglia un’erronea immagine di uomo,che presenta la possibilità di raggiungere guadagni senza fare sforzo,trattenendo le persone da un lavoro fatto di pazienza e di una migliore qualificazione professionale,e che presenta la vita stessa come un gioco d’azzardo, nel quale vi sono appunto vincitori e perdenti. La questione della giustizia sfuma in secondo piano. N oi facciamo appello ai nostri responsabili politici ed anche alle persone attive nel mondo dell’educazione,della politica famigliare e dell’assistenza socio-sanitaria,a volersi confrontare tempestivamente con tale problematica per assumere misure adeguate. Forse sarebbe opportuno anche realizzare un convegno, come quello in programma a Milano per il 18 aprile sul tema “Gioco d’azzardo e famiglia”.
Per l’Istituto per la Giustizia,la Pace e la Salvaguardia del Creato di Bressanone
Prof.Karl Golser,Direttore;Prof.Kurt Egger,Vicedirettore;Prof.Johannes Messner;
Prof.don Paolo Renner;Don JosefStricker;Don Michele Tomasi.
Un intervento di un consigliere di Bolzano
Unitalia - Movimento Iniziativa Sociale - 24.06.2007 10:24
Comunicato stampa: Casinò a Merano: quale la verità del voto consiliare?
Siamo così certi che i moralismi espressi dai soliti noti sul Casinò di Merano, certamente falsi ed ipocriti per le mille ragioni fondate già da altri espresse ed ampiamente condivise, siano la ragione per la quale la maggioranza comunale di Merano si è astenuta in fase di voto?
Siamo certi che le dichiarazioni di chi ha per l’ennesima volta deciso il “non voto”, contraddicendo se stesso, con quel solito e tipico atteggiamento più consono a Ponzio Pilato che a persone politicamente rappresentative, sia fermo al palo per “valutare il rapporto fra costi e benefici”? Io non ci credo: aprire il Casinò a Merano produrrebbe entrate milionarie con spese irrisorie: per cortesia quindi, già che l’ipocrisia è difficile da digerire non si tenti anche di prenderci per i fondelli. Non siamo, come dice giustamente Cavini, un branco di imbecilli. Non mi risulta che la realizzazione delle Terme, costate quasi cento milioni di Euro e mantenute ogni anno con continui esborsi di pubblico denaro sia stata preceduta dopo avere valutato i costi ed i benefici (per lo meno per la comunità!) preso atto che nemmeno la temperatura dell’acqua risulta in linea con la pretesa dei benefici. In questo caso termali! Ci sia concesso ipotizzare che nel caso del Casinò i costi ed i benefici vengano valutati in maniera completamente opposta: ogni anno i Casinò austriaci, così come quelli Croati e Sloveni incassano centinaia di milioni di euro da giocatori italiani e, se esistesse un Casinò sulle rive del Passirio, vedrebbero evidentemente ridimensionate di molto le loro entrate. Non è che il ragionamento costi e benefici possa prendere in considerazione anche questa ipotesi? Non è forse ipotizzabile che possano esistere delle pressioni enormi – parliamo di cifre da capogiro – per non perdere il business di oltre confine da parte di chi lo gestisce? Siamo e lo ribadiamo nel campo delle pure ipotesi, se avessimo certezze sarebbe davvero grave ma ci si lasci almeno la libertà di produrre questa irreale potenzialità. Forse vaga, forse del tutto infondata, forse frutto di fantasie politiche “particolari” …. Forse!
Bolzano, 24 giugno 2007
Il Consigliere Provinciale di UNITALIA Donato Seppi (UNI)
Comunicato di Radio NBC No del consiglio comunale al casinò di Merano. Il consiglio comunale di Merano ha detto no all'ipotesi di riportare in riva al Passirio un casinò. Dopo anni di battaglie intese a riedificare la casa da gioco ha bocciato, con ben nove astensioni, una mozione che avrebbe dovuto impegnare la giunta a compiere tutti i passi necessari con Roma per l'apertura di un nuovo casinò. Il progetto, dunque, va definitivamente in soffitta.
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