ero fermo dentro la macchina che aspettavo un’amica a cui dovevo dare un passaggio, davanti al bar sport di piazza rosmini e all’improvviso arriva una macchina a tutta velocità che si parcheggia in maniera selvaggia davanti a me. Bloccandomi l’uscita. Penso, chi sarà quel c…e al volante? Si apre la porta ed esce Valduga. Che chiude la macchina, e se ne va, lasciandola parcheggiata in un luogo dove lui stesso ha firmato un provvedimento che non si può parcheggiare. E bloccandomi la via d’uscita.
Prima di andarmene, dopo un po’ di manovre, quindi ho fatto alcune foto per testimoniare il mancato rispetto delle norme del nostro amministratore.
Perchè Valduga è così sicuro di non prendere la multa da lasciare lì l’auto? Forse perchè al vigile urbano che facesse la multa succederebbe quello che è successo ad Ala a chi ha multato il sindaco? Ossia perdere il posto?
Eccole le foto.
Bell’esempio per tutti noi cittadini che paghiamo le tasse da cui lui preleva i suoi 8000 euro al mese. Forse più che un amministratore si ritiene il Podestà o un Signore rinascimentale? L’avessi lasciata io la macchina lì ora avrei già una multa recapitata con corriere espresso a casa. Prima di pubblicare queste foto ho riflettuto: “poi sembra una guerra personale tra me e lui”. Non è così. Questa è una testimonianza casuale di un fatto grave.
E cioè che il nostro dipendente amministratore Valduga ritiene di essere al di sopra dei regolamenti che lui stesso ha creato. Tutti devono rispettarli, tranne lui che li ha firmati.
Se ritiene che quello sia un posto adatto per i parcheggi, allora firmi un provvedimento per trasformarlo un parcheggio, così tutti ne usufruiamo.
Io sono a favore della democrazia dove tutti abbiano pari diritti e pari doveri. Specie chi è provvisoriamente stato scelto a amministrarci. Invece l’esempio concreto che abbiamo è che dobbiamo fare i furbi, visto che il primo che non rispetta i regolamenti è proprio colui che firma gli atti amministrativi della città.
Se un domani dovessi prendere una multa a Rovereto, mi sentirei oltraggiato per la disparità di trattamento.
Cosa è successo ad Ala? Articolo de L’Adige di oggi:
Quant’è dura la vita del vigile urbano
tiziano bianchi ALA – Quant’è dura la vita del vigile urbano. Tutti i giorni alle prese con divieti, regolamenti, automobilisti maleducati e tutto quello che ne segue. Quando poi ci si mette anche la macchina amministrativa a complicargli la vita, allora diventa un inferno. O quasi. E la storia del vigile Fabio Bortolozzo, oggi di stanza a Padova nella squadra motociclisti ma fino a pochi mesi fa vigile precario in quel di Ala, è una storia che ci assomiglia. Ve lo ricordate? Era stato lui, lo scorso gennaio, ad irrogare la famosa multa al sindaco di Ala, insomma al suo datore di lavoro. Una banale multa per divieto di sosta. Multa che poi fu stracciata perché l’interpretazione degli uffici superiori stabilì che il divieto, nel quale era incorso il sindaco, era viziato da un difetto di forma: insomma c’era ma era come non ci fosse. E fin qui bene. Poi Bortolozzo, che ad Ala aveva un contratto a tempo determinato, perse il posto: e ancora bene, era un precario, il suo periodo contrattuale era finito. L’amministrazione comunale alense preferì affidarsi altrove e lui dopo qualche mese venne assunto nel corpo di polizia urbana di Padova. Fin qui, ancora, tutto bene. Il fatto è che la storia non finisce qui. Anzi si complica ancora di più perché qualche settimana fa uno degli agenti assunti a tempo indeterminato in forza al corpo di polizia municipale di Ala si licenzia, lasciando un posto libero in organico. E allora cosa succede (e da qui in poi la raccontiamo come la racconta Bortolozzo perché in Municipio nessuno è disposto ad aprire bocca): l’amministrazione decidere di procedere ad una nuova assunzione pescando nella graduatoria di un concorso effettuato lo scorso anno; da palazzo San Giovanni partono le lettere all’indirizzo dei partecipanti al concorso, lettere che chiedono la disponibilità all’assunzione. Ma attenzione in quella graduatoria è presente anche il nome del vigile Bortolozzo, anzi il suo nome è esattamente il primo in graduatoria. La lettera al suo indirizzo dovrebbe essere la prima a partire. Ma, paradosso dei paradossi, non parte. Né prima né dopo. Di sicuro non arriva. Bortolozzo scopre, casualmente, tutto questo: sa di aver diritto almeno ad esprimere la sua disponibilità a tornare a lavorare ad Ala, e questa volta tempo indeterminato, ma sa anche che nessuno gli ha chiesto niente. Telefona in Comune e chiede di parlare con i responsabili del personale: «Ma vengo messo in interminabili attese fino a che cade la linea. Quindi decido di chiedere spiegazioni scritte e invio una raccomandata. Nessuno mi risponde. Provo di nuovo a chiamare in Comune ma resto di nuovo incastrato nel centralino». E allora cosa fare? «Venerdì, che è il mio giorno di riposo, mi recherò personalmente alla stazione dei carabinieri di Ala e sporgerò denuncia contro l’amministrazione comunale. Poi mi consulterò con uno studio legale e farò aprire un procedimento giudiziario davanti al Tar. Mi pare che non mi resti niente altro da fare». E dagli uffici di Piazza San Giovanni? Ieri ci ha risposto solo il sindaco di Ala, Giuliana Tomasoni. Secca e decisa: «Non intendo rilasciare nessun commento. Il signor Bortolozzo faccia pure ciò che crede e ciò che vuole. Noi gli risponderemo come dovremo rispondergli. Ma né io né il segretario comunale, che il responsabile del procedimento, intendiamo rilasciare dichiarazioni».
20/11/2008




































Faccio i miei complimenti a chi ha pubblicato questo post. Ne sono venuto a conoscenza solo in questi giorni dopo che ne sono stato informato da amici in quel della Vallagarina…
Sono felice di sapere che ci sono ancora persone che non dimenticano le ingiustizie e si ricordano di chi cerca di dare il buon esempio e fare il proprio lavoro rispettando tutti e facendo rispettare le regole a tutti.
Caro Paolo Michelotto… posso dirti che non è facile comportarsi in maniera sempre ligia nei confronti di tutti, senza lasciarsi condizionare dal fatto che una persona con la quale si ha a che fare, sia potente politicamente o economicamente.
Tanti preferiscono starsene zitti e buoni, lasciare che talune persone calpestino i diritti degli altri e le regole che gli altri osservano, facendosi di riflesso calpestare nella dignità e nell’orgoglio, ma così facendo la loro quiete resta tale e la loro vita personale resta tranquilla, magari a scapito della collettività.
Conosco molti colleghi che come me, credono fermamente nell’uguaglianza delle persone di fronte alla legge ed alle norme, ma purtroppo talune, fortunatamente meno di quel che si possa credere, credono più nei propri interessi personali e nel mondo dei favoritismi.
Dopo la mia “significativa” esperienza ad Ala, sono andato a lavorare per quasi 2 anni in Polizia Locale a Padova, e da poco ho ottenuto il trasferimento in Polizia Municipale a Trento, ed ho avuto la possibilità di vivere in contesti totalmente diversi da quello di una piccola comunità come può essere quella di un paese di settemila abitanti, cogliendone gli aspetti sia positivi che negativi.
Ma posso dire che nel complesso sono stato contento di lavorare 2 anni ad Ala ed Avio, perchè ho avuto modo di conoscere persone meravigliose nell’amicizia e nei principi del vivere nel rispetto delle regole e degli altri.
Spero che in quel della Bassa Vallagarina, le persone ricordino ancora che esistono persone che hanno lavorato cercando davvero di lavorare per la collettività, facendo rispettare a tutti, “potenti” e meno potenti, le norme che grazie al cielo ci permettono di vivere con ordine e pace, ed abbiano carpito la differenza tra chi davvero tiene al bene della comunità, e chi preferisce tenere al bene proprio e di pochi…
A Padova un mio superiore mi ha detto una cosa verissima che ho potuto riscontrare personalmente: La legge è giusta, solo quando vale per gli altri…
[...] fatto un post il 20-11-2008 sul parcheggio abusivo di Valduga in piazza Rosmini, anche allora il comandante disse che era tutto in regola. Beh, il comandante dei vigili a quale [...]
Mi sono limitato a fornire la mia versione in merito ai fatti citati nell’articolo. Qualunque altro commento, oltre a non essere pertinente, non è nemmeno gradito. Ritengo pertanto che sarebbe opportuno tenersi le offese per sè.
Chi mi conosce lo sa.