Il comitato «Cittadini Rovereto» contro il quorum nei referendum e la modifica dello statuto «Valduga affossa la democrazia»
«PartecipAzione Cittadini Rovereto» replica al sindaco Valduga sulla modifica dello Statuto comunale e in particolare sull’istituto del referendum. «La ringraziamo per il Suo comunicato stampa – afferma il comitato -. Lei sicuramente sa che le modifiche da fare allo Statuto sono minime e necessarie solo per adeguarlo alla legge regionale del 2004 che introduce novità minori. In essa non si parla affatto di referendum e ogni modifica dell’articolo 10 dello Statuto comunale che riguarda il referendum è una scelta esclusivamente politica, cioè Sua e della Sua giunta. Questa scelta agli occhi ingenui di noi cittadini appare come: “cogliamo l’occasione che dobbiamo fare degli adeguamenti per la legge regionale, per depotenziare lo strumento del referendum che è troppo pericoloso nelle mani di questi poco avveduti cittadini”. L’estensione del diritto al voto ai sedicenni è una possibilità data dalla legge regionale, non un obbligo. Considerando che ove nel mondo questa possibilità è stata applicata, la partecipazione dei 16 enni è stata molto bassa, questo cosa significa concretamente? Che si aumenta di alcune migliaia di unità gli aventi diritto al voto, che in larga misura non andranno a votare e quindi ogni tipo di referendum che preveda il quorum sarà notevolmente ostacolato, perché crescerà di migliaia di unità la percentuale degli astenuti. Quindi l’estensione del diritto al voto ai sedicenni se il referendum prevede il quorum sarà un ulteriore innalzamento nascosto delle difficoltà di superare il quorum». Per il comitato «Il quorum è una vessazione dello strumento del referendum, che ha un effetto paradossale e perverso, perché allontana i cittadini dal voto. Speriamo che il sindaco non voglia allontanare i cittadini dal voto, ma questo è quello che accade nel concreto nei paesi dove c’è il quorum. Perché? Perché il motivo fondamentale per cui un cittadino di tutto il mondo va a votare a un referendum è il fatto di sapere che c’è un referendum in una data giornata e sapere i contenuti della proposta. E questo si ottiene solo se c’è una battaglia all’ultimo sangue tra le campagne dei due comitati. Ma se uno, quello del “no” si astiene, succede che il cittadino non solo non si formi un’idea, ma neppure che venga a conoscenza della possibilità del voto. E quindi con una affluenza elettorale bassissima. Il quorum è un invito ai poteri forti ad esercitare il boicottaggio, ossia l’invito all’astensione. Invito fatto e riuscito da Lei, sindaco Valduga, nel 2005, per far invalidare il referendum Ex-Alpe. Lei richiama l’art. 75 della Costituzione che fissa il quorum dei referendum abrogativi e non quelli confermativi al 50%. Evidentemente non ha letto le iniziative popolari che noi abbiamo depositato il 9 maggio 2008 al Segretario comunale. In esse veniva citata la sentenza del 2-12-2004 n.372 con cui la Corte di Cassazione ha stabilito che l’art.75 della Costituzione che prevede il quorum a livello nazionale (solo per il referendum abrogativo), non comporta l’obbligo del quorum per i referendum previsti negli statuti degli enti locali. Tanto è vero che Bressanone e Ferrara hanno il quorum al 40%, la Sardegna al 33% la Toscana ha il 50% dell’ultima affluenza elettorale. In questi anni ad esempio in Toscana il quorum è circa il 35% degli aventi diritto al voto. Perché mettere il quorum all’interno dello Statuto? Inutile prendere in giro i cittadini con le parole. Addirittura asserendo che è per difendere i cittadini e le minoranze. È un tentativo di rovesciare la triste realtà e di nascondere le proprie intenzioni. La sua abilità con la lingua italiana e la sua esperienza dei migliori espedienti politici non può nascondere il fatto che lo si vuole mettere lì perché così i cittadini non potranno più fare un referendum su di esso. Infatti nello Statuto stesso voi amministratori avete scritto che non si può fare un referendum sugli articoli dello Statuto. In Svizzera, California e in Baviera non è così, ma a Rovereto avete deciso così. Quindi se il quorum viene messo all’interno dello Statuto, verrà blindato e non dai cambiamenti voluti da una maggioranza semplice di consiglieri, che in tutti questi anni non si erano mai posti il problema e neanche lo vedevano e tuttora lo vedono come tale. Da che esiste il consiglio comunale solo 1 o forse 2 consiglieri di minoranze, hanno parlato di togliere o abbassare il quorum. Gli unici soggetti che hanno vero interesse e forza a togliere o abbassare il quorum sono i cittadini. Gli unici soggetti che in questo momento sono senza potere effettivo pur essendone, ma solo formalmente i titolari. Se lei riuscirà a introdurre il quorum nello Statuto, sarà una giornata triste per i cittadini roveretani, perché esso verrà blindato dalla possibilità che i cittadini si esprimano al riguardo con un referendum. Tanta è la Sua fede democratica che nell’ottobre 2007 ha tentato di proporre l’abolizione del referendum abrogativo, l’inserimento del quorum nello statuto e voleva lasciare la sola versione inoffensiva del referendum, quello consultivo. Solo la pronta reazione delle circoscrizioni, della stampa, di alcuni consiglieri comunali, di Padre Alessandro Zanotelli e la nostra, l’ha fatta recedere». Visto che tra qualche mese tutta la popolazione di Rovereto andrà a votare sul quesito referendario per abolire il quorum, speriamo che Lei gentile Sindaco manterrà la sua posizione e farà campagna per il “no” e non inviterà all’astensione come nel 2005 in occasione del referendum Ex-Alpi. Invitare all’astensione è un invito che serve a far vincere il no in maniera sporca e antidemocratica. La Sua posizione – dice il comitato al sindaco – è la normale posizione di tutti coloro che hanno il potere. Quando decidono i cittadini non c’è il quorum. Se decidono i rappresentanti eletti invece essi si premurano di inserire sempre il quorum. Hanno chiaramente poca stima dei cittadini, della loro capacità e paura che i cittadini possano sfilare loro una fettina di potere, di mettere il bastone tra le ruote. Gli amministratori di tutta Italia e di tutto il mondo e tra essi anche Lei egregio Sindaco, hanno paura di perdere potere, vantaggi economici, carriera politica e tutto ciò che ne consegue. Chiunque fa parte della Casta, teme di esserne espulso». Egregio Sindaco Lei ora prova ad azzoppare il referendum propositivo innalzando a 2100 firme dalle 600 attuali la richiesta, senza tener conto che quando Lei si è presentato sindaco, la sua lista ha avuto come obbligo solo la raccolta di 250 firme. E Lei ha potuto presentarsi al voto degli elettori e vincere la competizione per governare per 5 anni, 35 mila abitanti. Ma non ha avuto nessuna necessità di superare un quorum minimo di approvazione dei cittadini ed infatti governa la città di Rovereto con solo 8000 voti, il 31% dei voti degli aventi diritto. E tutto è iniziato con quelle 250 firme per presentare la Sua lista, dieci volte meno di quelle che Lei oggi chiede a noi cittadini per chiedere alla cittadinanza di potersi esprimere su un solo misero e singolo argomento. Le sembra equo? Le sembra democraticamente giusto? Partecipi a uno dei dibattiti pubblici sul referendum per abolire il quorum che faremo nei prossimi mesi. Può decidere luogo, giorno, moderatore, sala. Noi ci saremo sicuramente. Non si sottragga dal confronto democratico come ha fatto nel 2005. Sono due anni che le chiediamo inutilmente di partecipare agli incontri pubblici che organizziamo, potrebbe essere l’occasione per cominciare a parlarci dal vivo… Saluti dal Demos che oggi a Rovereto, non ha la Crazia».
15/06/2008





































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