causa troppe assenze e concomitanza vicinanza ponte 1° maggio la serata del 30 aprile è stata poi spostata a giovedì 7 maggio 2009.
giovedì 7 maggio 2009 ore 21 presso la Sala Adami in Piazza S. Marco 7 (fianco via Rialto)a Rovereto, si terrà il settimo incontro Il Cittadino Partecipa – Idee per riattivare la democrazia in Trentino. L’incontro è aperto a tutti i cittadini, l’idea è quella di organizzare una Giornata Partecipativa Provinciale il 20 Settembre 2009.
Qui il percorso effettuato finora e una bozza del progetto:
http://www.cittadinirovereto.it/diario/category/partecipazione-e-democrazia-trentino/

































Penso possa interessare:
http://www.corriere.it/romano/09-05-04/02.spm
Saluti
Grazie Gino per il link riporto qui il testo per comodità dei lettori. Inoltre chiarisco che in Svizzera tutti i referendum, che siano propositivi (Iniziativa), abrogativi, finanziari, di bilancio, confermativi non hanno il quorum. E che il sistema tedesco è molto variabile. A Monaco di Baviera ad esempio il quorum è del 10% e quel valore non permette il boicottaggio o l’invito all’astensione per far vincere il NO.
Paolo M.
Il sistema tedesco
Caro Romano, il referendum svoltosi a Berlino sulla religione a scuola evidenzia la differenza tra il sistema referendario tedesco e il nostro. In Italia infatti la consultazione è valida solo se viene raggiunto il quorum del 50% degli aventi diritto al voto. Se ben ricordo anche lei ha osservato che questo limite altera lo spirito referendario (qualunque sia il quesito) in quanto gli oppositori all’abrogazione legislativa in questione, non partecipando al voto, sfruttano la percentuale degli astensionisti per non raggiungere il quorum e invalidare il risultato della consultazione. In Germania invece il quorum, che è del 25% degli aventi diritto, rappresenta anche il limite minimo necessario per vincere il referendum. La differenza tra i due sistemi è notevole. Per esempio, se i votanti sono il 30% degli aventi diritto e tra questi il 90% (cioè il 27 % degli aventi diritto) sono favorevoli il risultato sarà a sfavore in Italia ma a favore in Germania; se i favorevoli sono invece l’80 % (quindi il 24% degli aventi diritto) il risultato sarà a sfavore sia in Germania sia in Italia. È facile prevedere alcune obiezioni. In primo luogo che il sistema tedesco rischia di rendere vincolante il parere di una minoranza di elettori, ma è forse più giusto rendere vincolante il risultato ad una maggioranza che non si è espressa nel merito? Non è più democratico affidare l’esito di un referendum alla maggioranza dei cittadini che si sono fatti un’opinione sul quesito e hanno votato? Si potrebbe anche obiettare che con un quorum troppo basso si avrebbe una pioggia di richieste di referendum, ma non basterebbero alcune modifiche, ad esempio raddoppiare il numero delle firme necessarie alla richiesta del referendum, per evitare tale rischio? Certamente eventuali modifiche non sono semplici dato che la disciplina referendaria è regolata dalla Costituzione, ma in un momento in cui si parla spesso di modifiche a una Carta in alcune parti superata come mai nessuno apre una discussione nel merito?
Pino Toscano
Grazie per le sue considerazioni. Non ho cambiato idea: non mi sembra giusto permettere che le sorti di un referendum dipendano in buona parte dal numero degli indifferenti e degli assenteisti. Non è giusto che i partiti contrari possano sommare due categorie diverse: quella di coloro che non sono andati alle urne per abbassare il quorum e quella di coloro che non ci sono andati perché non erano interessati a esprimersi sulla questione o avevano altro da fare. Ma fra il referendum di Berlino e quello italiano esiste una importante differenza. Il primo serve a consultare la cittadinanza sull’opportunità di una legge non ancora approvata. Il secondo serve ad abrogare una legge esistente, approvata dal Parlamento. Il confronto, se mai, andrebbe fatto con i referendum svizzeri i quali, tuttavia, non sono abrogativi, ma confermativi. Per questi il quorum non esiste.