Il titolo di questo post è la frase con cui il dirigente del servizio gestione rifiuti della provincia, Gardelli, definiva i tecnici del comune di Trento che dicevano che qualcosa non andava nella discarica di Roncegno. Pare destinato a ingigantirsi lo scandalo dei rifiuti tossici fatti interrare nella discarica di Roncegno. Tutto sotto gli occhi compiacenti e chiusi degli uffici della provincia che avrebbero dovuto tutelare la salute dei cittadini. Una situazione in stile Gomorra in cui invece gli unici ad essere tutelati erano i guadagni illeciti dei proprietari della discarica.
Gli stessi uffici che tra pochi giorni dovrebbero dare il parere positivo per il nuovo inceneritore Sandoz a Rovereto. Su cui noi stiamo portando avanti il referendum. Perchè noi cittadini dovremmo fidarci della provincia quando sia con Grisentopoli che con la discarica di Roncegno ha chiaramente mostrato che il proprio interesse primario non è la tutela di noi cittadini? Come facciamo a pensare che una decisione sull’inceneritore Sandoz non sarà presa con le stesse logiche di denaro e di potere? Chi ci tutela dalle decisioni della provincia? E dai loro “controlli”? E’ naturale che noi cittadini dobbiamo tutelare noi stessi in prima persona.
DELLAI difende i tecnici dell’APPA.
Perchè?
Ecco gli articoli di oggi, a memoria futura.
Col cromo siamo fuori una campana.
E il dirigente Pat deride i tecnici del comune.
Rifiuti, le intercettazioni e c’è chi scherzava: “qui ci arrestano tutti”
Il «discaricone» di monte Zaccon e la discussione con le geologa perché si glissasse sullo stato della roccia non proprio ideale per un sito destinato ad ospitare rifiuti. I pesanti commenti di un dirigente provinciale sui colleghi del Comune di Trento che avevano sollevato dubbi sul conferimento nel sito di Roncone di terreni dell’area ex Star Oil puzzolenti e impregnati di idrocarburi. Il titolare della Ripristini Valsugana che ammette di avere un amico che raddrizza le analisi quando gli inquinanti sono troppo alti. L’operaio della Ripristini Valsugana che lavora sul sito di Monte Zaccon che telefona ai superiori allarmato dall’arrivo di «porcheria» di ogni genere e poi scarica e miscela. C’è tutto questo e molto altro nelle intercettazioni telefoniche e ambientali che accompagnano le otto ordinanze cautelari per traffico di rifiuti emesse dal gip Marco La Ganga su richiesta del pm Alessandra Liverani. I terreni ex Star Oil. È il comune di Trento con una sua solerte funzionaria (Lorenza Forti) che fa un campionamento sui terreni e solleva dubbi sul loro trasferimento in un sito di ripristino ambientale come quello di Monte Zaccon. Il Comune di Trento scrive quindi al Comune di Roncegno per avvisare delle possibili irregolarità. Agli atti c’è una telefonata del vicesindaco di Roncegno, Andrea Frainer, che chiama Simone Gosetti, il titolare della Ripristini Valsugana ora arrestato, per capire cosa stesse accadendo. Frainer dice di non capire quell’avviso giunto da Trento, Gosetti da parte sua sostiene di non sapere nulla e cerca di avere lui informazioni dal vicesindaco. Poi Gosetti chiama Giovanni Gardelli, dirigente del Servizio gestione rifiuti della Provincia, e lo informa dei controlli fatti dal Comune di Trento. Gardelli sostiene che il conferimento di quel materiale a Monte Zaccon è legittimo e rispetto all’operato dei funzionari di Trento il dirigente provinciale si esprime così: «Questa è la posizione del menga di questi deficienti…». Ora, secondo quanto stabilito dalle indagini del Corpo forestale dello Stato, quei terreni pieni di idrocarburi andavano trattati come rifiuti pericolosi. Il «discaricone». L’ex cava di Monte Zaccon è un sito «di recupero ambientale che, secondo la normativa, dovrebbe andare a beneficio di agricoltura ed ecologia. La Ripristini Valsugana doveva però farne una vera discarica e stava cercando di ottenere le autorizzazioni necessarie. In proposito è interessante l’intercettazione depositata agli atti che registra la conversazione intercorsa tra Luca Bononi, direttore tecnico della Ripristini Valsugana (arrestato), e una geologa che doveva preparare una relazione sul sito. Oggetto del discorso sono delle fratturazioni nella roccia individuate dalla geologa, certo una caratteristica non positiva per quella che deve diventare una discarica. La geologa propone di smussare: «Faccio delle considerazioni generali senza caratterizzare in modo eccessivo la roccia…». Bonomi è perplesso perché capisce che quello potrebbe diventare un ostacolo e invita a lasciar perdere. L’operaio che miscelava schifezza. Floriano Tomio, ora agli arresti domiciliari, lavorava per la Ripristini Valsugana all’ex cava di Monte Zaccon. Era lui che riceveva i camion di rifiuti e spesso, non c’era bisogno di analisi chimiche, si accorgeva che c’era un mucchio di schifezza che non poteva entrare. Allora telefonava generalmente a Bonomi. Sono numerose le chiamate in cui di volta in volta Tomio avvisava della presenza di: carichi dall’area Star Oil che puzzavano, in un altro carico scarponi e blocchi di cemento, persino manichette antincendio. E ancora Tomio chiama per la presenza di nylon e refrattari, batterie d’auto, immondizia. L’ordine era quasi sempre quello di far passare e di miscelare al più presto perché non rimanessero tracce. Tomio obbediva e forse non poteva fare altro, ma gli inquirenti hanno sentito anche un suo collega che voleva dimettersi per non essere costretto a coprire quei traffici. I certificati taroccati . Una stampella importante per gli affari di Ripristini Valsugana era offerto dal laboratorio Ares che “aggiustava” le analisi sui campioni prelevati in cava. «Col cromo siamo fuori una campana», si dice in una intercettazione. E dunque andava posto rimedio, almeno formale. Il problema, si dice in una intercettazione, era che la Ares stava per ottenere una importante certificazione e aveva avvisato che «dopo non taroccano più». Ma taroccare in fin dei conti veniva percepito come parte del gioco, gioco pericoloso visto che l’indagato, tra il serio e il faceto, dice che «qui ci arrestano tutti». E così è andata visto che Gosetti ammetteva che: «De Giovanni (titolare della Ares, arrestato, ndr) è mio amico e mi raddrizza qualche analisi…».
12/12/2008
il governatore «Mi risulta che l’Appa controllò e segnalò alla procura»
Dellai smentisce i magistrati
«Non è affatto vero che l’Appa non abbia fatto valutazioni sul sito di Roncegno. Ha fatto i suoi controlli sfociati anche in segnalazioni alla Procura della Repubblica nell’ambito dei normali rapporti istituzionali». La risposta della Provincia alle critiche sollevate dai magistrati arriva nel tardo pomeriggio dal comandante in capo. È il governatore Lorenzo Dellai in persona, dopo aver raccolto le informazioni necessarie, ad intervenire a difesa della pubblica amministrazione e della credibilità di dirigenti e funzionari. Il presidente della Provincia non entra nel dettaglio ed evita i toni polemici. Ma le sue parole sono chiare: «Mi risultano una serie di iniziative che hanno riguardato anche i soggetti coinvolti in questa indagine. Situazioni su cui l’Appa ha puntualmente relazionato e che poi la procura ha evidentemente gestito come ha creduto». Cosa esattamente dicessero queste segnalazioni e cosa avessero trovato i tecnici dell’Appa non si sa con precisione. Sicuramente era emersa la convinzione che qualcosa non andava ma forse non era stata colta la gravità degli illeciti in atto. «Si tenga presente – afferma infatti Dellai – che l’Appa ha a disposizione solo strumenti di valutazione adatti per un’attività conoscitiva». Le affermazioni del governatore arrivano dopo un confronto con il direttore dell’Agenzia, l’ingegner Fabio Berlanda, che ieri ha trascorso la giornata a studiare la documentazione sul «caso Roncegno». Già a metà pomeriggio Berlanda, chiuso nel suo ufficio di piazza Vittoria, assicurava di aver trovato traccia di numerosi controlli effettuati in quel sito, rinviando però per ogni commento ulteriore alla presidenza. «Sto cercando di acquisire informazioni e di capire – premetteva qualche ora dopo Dellai – e mi riservo più avanti di fare una valutazione finale. Prendo comunque atto che nessun ufficio e nessun appartenente alla pubblica amministrazione è sotto indagine». Certo risultano sorprendenti, alla luce delle affermazioni del governatore, le parole del procuratore capo Stefano Dragone, che parla di mancato controllo da parte di chi era deputato a farlo. Concetto che riprende quanto affermato anche nell’ordinanza del gip Marco La Ganga, che parla esplicitamente di «amministratori locali e funzionari pubblici provinciali e comunali venuti meno al loro dovere di controllo e di impedimento rispetto alle illiceità esaminate». «Non voglio commentare le espressioni del procuratore – afferma Dellai – e non ho voglia di interpretare ma non credo proprio che si possa parlare di comportamenti omissivi. Certo possiamo collaborare di più se ci sono modi, opportunità e strumenti per garantire un maggiore controllo su interventi delicati come possono essere le modifiche del territorio. Ma non mi risulta proprio che ci sia stata un’assoluta assenza di atti amministrativi». F.G.
12/12/2008




































ultimi commenti