posto qui la descrizione dei fatti di Lasino (TN) come scritti da Stefano Marchetti. Un esempio emblematico di amministrazione che non si confronta e non ascolta i cittadini. In allegato anche la risposta del difensore civico Donata Borgonovo Re difensore-civico che dice che l’amministrazione non può continuare dopo le dimissioni di molti dei consiglieri comunali. Ma non è stata ascoltata. Prossimi appuntamenti per capire e per affrontare l’incredibile situazione mercoledì 29 aprile 20.30 teatro di Lasino e sabato 2 maggio 20.30 teatro di Calavino.
Il seguente resoconto della triste vicenda è di Stefano Marchetti
2006 il sindaco di Lasino Mario zambarda da un proprio parere positivo (non informando e non concordandolo con il consiglio comunale o la giunta) ad una riunione di sindaci circa la disponibilità del comune di Lasino di costruire sul proprio territorio un Biodigestore.
Appare sulla stampa locale un articolo in merito
Viene approvato e quindi chisto alla pat , los tudio di fattibilità di tale impianto localizzato in località Predera a Lasino, sito attualmente utilizzato per l’estrazione di pietra rossa da una azienda locale. E’ posizionato a monte del cementificio di Sarche/Pergolese.
2008 La PAT produce uno “studio di fattibilità” al quale, per essere esecutivo manca solo la localizzazione da parte del comune di lasino (quindi il cambio di destinazione d’uso da cava a discarica).
I consiglieri comunali tra cui quelli della maggioranza (assessore ai lavori pubblici) chiedono spiegazioni sulla vicenda, richiedendo ed ottenendo delle assemblee pubbliche informative con la PAT.
Nascono i comitati (2009) bene comune di Lasino e Calavino, che contestano la localizzazione dell’impianto (posto 600 metri dalle case del paese di Calavino).
Fino ad oggi i comitati come risultato ottengono di riuscire a bloccare il provvedimento di localizzazione.
Il sindaco di Lasino rifiuta più e più volte di incontrare i comitati e di accogliere le richieste.
Interviene la politica provinciale con molti suoi esponenti contrari alla costruzione del biodigestore IN QUEL SITO (De Eccher, Lunelli, Dorigatti, Bombarda, Firmiani, ecc.)
Pacher FORMALMENTE blocca il progetto, richiedendo al sindaco di ascoltare e condividere le decisioni con i sindaci della valle e i comitati.
Vengono effettuate delle visite in loca a vari biodigestori (Gargazzone, veneto, emilia, ) da parte del comitato , al fine di verificare le varie strutture (come funzionano ecc ecc.
Nel frattempo la PAT ha la rogna di campiello che deve riacquistare a caro prezzo per il totale malfunzionamento delle tecnologie “antiodore” PUR GARANTITE AL 99% dai sommi esperti della cosa facenti parte dell’istituto S.Michele.
Il sindaco di Lasino effettua un paio di incontri con i sindaci della valle.
Insiste nel non incontrare i componenti dei comitati, e nel non cambiare rotta.
Non da nessuna indicazione circa le domande poste (soprattutto su chi lo gestirà e quali saranno le ricadute economiche sulla valle o sul comune).
Non intende recedere dalla sua posizione che come unico luogo deputato alla raccolta dei rifiuti organici del trentino sud occidentale sia il luogo da LUI individuato (non ci sono studi che dicono che quello è il migliore o l’unico in ambito comunale).
aprile 2009 Il consiglio comunale si spacca.
3 della maggioranza danno le dimissioni, seguiti da 5 della minoranza.
Viene chiesta una interpretazione al difensore civico se il comune debba essere commissionariato. Risposta positiva.
Il sindaco prosegue ugualmente procedendo alla surroga dei membri della maggioranza (ieri sera 1 membro surrogato e riacquista il numero legale per potersi in qualche modo muovere)
I comitati intanto proseguono con serate informative sulla cosa (appunto domani e sabato).
Il mondo economico si schiera contro tale progetto (cantina sociale di toblino, albergatori …)
Il sindaco di Calavino (comune interessato per vicinanza) dichiara che ricorrerà al TAR.
Questa è la breve cronistoria
L’impianto dovrebbe essere un impianto industriale da circa 28.000 tonnellate annue di smaltimento dei rifiuti.
Si tratta in teoria (a parole) dei rifiuti organici, con l’immissione di sfalci e rifiuti vegetali. In realtà la normativa prevede che in tale mimpianto possano essere convogliate anche sostanze altamente pericolose (fanghi della lavorazione della carta, della concia delle pelli), ecc.
L’impianto dovrebbe essere un impianto anaerobico e totalmente chiuso, dotato di filtri per l’odore. Tieni presente che a campiello dovevano detti filtri assorbire il 99% dell’odore, mentre qui si parla del 96% … prevede inoltre un trattamento delle emissioni di origine “calorica” al fine di eliminare tutte le sostanze gassose che si generano nel processo di fermentazione.
Dai composti introdotti, l’impianto dovrebbe produrre GAS, che andrebbe poi bruciato per produrre energia e calore (destinato per altro a serre non ancora esistenti).
Come altri sottoprodotti, a parte le innumerevoli schifezze quali metalli pesanti e ammoniaca, dovrebbe restare un digestato, che va trattato ulteriormente per trasformarlo in Humus (sempre che la concentrazione di emtalli tossici e sottoprodotti dannosi lo permetta) .
Il giro di affari si aggira sul paio di milioni all’anno di guadagno netto per chi lo gestirà

































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