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Parco Fluviale del Sarca: un esempio per Rovereto

Sarca_a_Drodi Paolo Michelotto

ad Arco, Riva, Nago-Torbole e Dro hanno realizzato con la partecipazione dei cittadini il progetto del Parco Fluviale del Sarca. Partecipazione che c’è stata e che ha dato moltissime idee. Un esempio per gli amministratori di Rovereto, presenti e futuri, che vogliano passare dalle promesse ai fatti.

Parco fluviale, un mare di idee

Da  Il Trentino — 07 febbraio 2010 pagina 24 sezione: PROVINCIA

ALTO GARDA. Provate a pensare di mettervi attorno ad un tavolo e dover progettare un parco fluviale. Cosa significa parco, quali leggi lo regolano, cosa vuol dire parco fluviale, eccetera. E poi confrontare con tutti gli altri il cosa, il quando ed il come…e con che soldi. Si potrebbe obiettare: ma cosa c’entra tutto questo con il parco fluviale del Sarca, anzi della Sarca, perché oramai sono tutti d’accordo di recuperare la vecchia memoria che vuole che la Sarca sia femmina. C’entra moltissimo, ed il motivo è semplice: i quattro comuni di Arco, Riva, Nago Torbole e Dro nel cui territorio scorre per alcuni chilometri l’ultimo tratto della Sarca, hanno stipulato a settembre 2009 una convenzione per la progettazione partecipata del Parco fluviale, iniziata a metà ottobre e giunta a conclusione il 4 febbraio 2010. Diciamo subito che forse per il Trentino, ma sicuramente per la nostra zona, è stata una vera novità: in genere quando si presenta un progetto pubblico o un piano regolatore, alla cittadinanza si presenta un progetto già predisposto sul quale eventualmente fare osservazioni e/o ricorsi. Da alcuni anni in alcune regioni come l’Emilia Romagna, si è iniziata questa nuova pratica che in qualche modo vede coinvolti tutti gli interessati guidati da un équipe tecnica, che investono maggior tempo all’inizio rispetto ad una progettazione classica, tempo però che viene recuperato dopo perché in genere ci sono pochi ricorsi e i partecipanti tendono ad “adottare” per i successivi anni il piano approvato. L’unica domanda che sorge spontanea è: le amministrazioni pubbliche elette democraticamente sono portate a rispettare le indicazioni di queste assemblee composte da liberi cittadini? Tanto per fare un esempio, sulla questione acqua nel Sarca c’è stato un lungo dibattito durante il processo partecipato che puntava a ottenere più acqua nel fiume; a questo le quattro amministrazioni locali hanno risposto che l’obiettivo è quello di mantenere l’acqua che c’è attualmente. Della questione, assieme a tutte le altre proposte emerse, i sindaci ne discuteranno il prossimo 12 febbraio, ma è inutile nascondersi che questo è uno dei punti centrali, già sottolineato dalla lettera “rivoluzionaria” che il 14 settembre 1961 l’allora sindaco di Arco Italo Riccadonna scrisse a tutti i senatori e deputati trentini con l’approvazione unanime del consiglio comunale, che chiedeva che nel Sarca scorressero regolarmente almeno 6 metri cubi di acqua al secondo, cosa mai avvenuta. Il lungo percorso partecipato, vissuto da un centinaio di persone e coordinato dalla società Elementi e da una decina di facilitatori locali, ha individuato e messo sulla carta ben 41 proposte operative precedute da una specie di “costituzione”, la Carta della Sarca. Sono state suddivise in cinque grandi aree e messe in mappa: fiume e territorio, ambiente e natura, acqua, cultura e società, economia. Nell’ultima seduta fiume (iniziata alle 18 e terminata alle 22) c’è stata una specie di “votazione” per individuare le prime dieci priorità, seguita da una seconda votazione per calibrare meglio il tiro. Per riassumere veramente a spanne, i risultati possono essere questi: non c’è alcuna voglia di smettere quando il progetto verrà presentato ufficialmente il 4 marzo. Anzi, il parco va finanziato e si vuole proseguire con un laboratorio territoriale permanente che sviluppi le possibili sinergie con il parco agricolo e con gli altri comuni della Sarca. Ci vuole un piano di azioni sulle difese spondali e sulla vegetazione, sulla qualità delle acque e sulla ricerca puntuale di inquinamenti. Ci vuole un grosso piano di gestione sull’invaso di Ponte Pià, che per un terzo è pieno di limo e materiale, bisogna studiare gli accessi al fiume in generale ed anche con percorsi tematici. Cercare una sinergia di programmazione turistica abbinando Garda e Sarca, promuovere percorsi formativi. Il tutto individuando da subito una Casa del Parco con il desiderio futuro di arrivare all’ex centrale di Prabi, su cui pende però un grosso vincolo idrogeologico, o a quella di Fies, che però non è facilmente raggiungibile. Insomma chi sostiene che la progettazione partecipata non dia risultati di qualità è servito. – Donato Riccadonna

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