riporto una lettera che mi ha inviato Maurizio Panizza, come ulteriore spunto di dibattito sulle prossime elezioni comunali. Non condivido nè la fatalità del preambolo e neppure la conclusione, ma la riporto appunto come ulteriore voce di confronto. Infatti io non sogno un grande leader, anzi ne ho un po’ l’allergia, ma sogno che i cittadini abbiano strumenti per avere più voce nelle scelte della loro città.
P.S. la lista civica si chiama “Più Democrazia a Rovereto“.
Se il sentore che traggo dalle dinamiche politiche di questi giorni a Rovereto, troverà conferma nelle prossime settimane, penso che Guglielmo Valduga sarà il sindaco che governerà la Città della Quercia dal 2010 al 2015. Non può che essere così se teniamo conto di molti particolari, non ultimo quello che Valduga ha governato fuori dagli schemi tradizionali (e questo è considerato un merito, oggigiorno), peraltro senza grandi onori ma neppure senza grandi errori. In effetti il sindaco uscente, senza nasconderlo, con la sua recente ricandidatura rappresenta la conservazione di un modello amministrativo di basso profilo, senza “picchi” di originalità o di ingegno, ma comunque – per la gente comune – ben lontano dalle indimenticate beghe di partito che lo portarono cinque anni fa al seggio di primo cittadino. E la forza di Valduga, sta ancora qui: da solo coraggiosamente contro i partiti per riproporre un modello quasi “cesarista” di politica, dove in lui si delega e si semplifica, dove in lui si conserva. Perlomeno – osservano in molti – lui sa assumersi le proprie responsabilità a differenza di molti altri politici e di molti partiti che trovano mille scuse per non ammettere i propri limiti.
In generale non condivido questa lettura, anche se Guglielmo Valduga l’ho conosciuto tanti anni fa come capace insegnante al liceo e lo ricordo tutt’oggi con ammirazione e affetto. Ma, si sa, fare il professore e fare il politico non è la medesima cosa. A mio avviso, quello di cui ora avrebbe bisogno Rovereto non è tanto un sindaco che parla come un insegnante, dalla cattedra ad una scolaresca, ma quello di un amministratore che finalmente sappia legare e mettere assieme le migliori energie della città. Valduga, purtroppo (e non solo per colpa sua) non è in questa situazione, ma neppure la controparte pare nelle migliori condizioni affinché ciò avvenga. Non lo è perché la “ridiscesa in campo” di Valduga ha scompaginato i recentissimi accordi; non lo è perché il metodo seguito da Pd & company, al di là delle apparenze, sembra più fatto per escludere che non per unire. Le prese di posizione di questi giorni paiono confermare questo limite: il centro-sinistra si è preoccupato di mettere assieme un’alleanza di centro, dimenticando altri soggetti (come Cittadini Rovereto) nonché la sinistra, quella vera, che ancora aspetta in anticamera di essere ricevuta. Forse troppo convinti che l’avversario Valduga si sarebbe messo da parte, hanno pensato di essere più che autosufficienti per vincere le elezioni. Ed ora, questa errata valutazione, rischia ancora una volta di dividere la compagine e di farla ripiombare nell’incubo della sconfitta.
Ammesso che l’accordo Pd-Upt-Patt-Udc regga agli eventi, allo stato delle cose l’unica saggia soluzione pare quella di un “Fronte ampio”, dove un programma comune e un leader degno di questo nome sappiano veramente fare la differenza, non attraverso una politica di piccolo cabotaggio, ma con scelte coraggiose e se necessario “rivoluzionarie”.
Dov’è quella che un tempo veniva chiamata l’Atene del Trentino? Dove sono gli intellettuali, gli uomini di cultura? Perché mai la seconda città della provincia è completamente assente dal dibattito sui grandi temi (locali) quali la Tav, l’inceneritore, la riforma della scuola, quasi che essi non le appartengano? Rispondere efficacemente a queste domande significa rispondere alla politica, alla buona politica.
Certo Rovereto non è Bari, né il Trentino è la Puglia, tuttavia sogno un politico come Nichi Vendola – leader di Sinistra, Ecologia e Libertà – che sia in grado di svegliare le coscienze, di parlare con un linguaggio nuovo senza secondi fini, che sia in grado di ascoltare e di raccogliere le istanze della gente, che sappia interpretare con coraggio il presente attraverso uno sguardo disilluso al futuro.
Maurizio Panizza
Coordinamento provinciale
Sinistra, Ecologia e Libertà

























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