Sintesi in 1 pagina

Testo finale Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia

13 motivi per abolire il quorum

Articoli su La Settimana della Democrazia Diretta 2011

lista Più Democrazia

appello prima del voto

alcune tappe del nostro percorso

La parola a un testimonial

Se anche gli altri testimonial vogliono intervenire mandino pure il testo a cittadinirovereto@gmail.com

Premetto, sono una testimonial dei Referendum roveretani dell’11 ottobre 2009. Prima di alcune brevi riflessioni, vorrei ringraziare tutti coloro che ieri si sono recati a votare. Ho visto anziani, giovani, vicini di casa, colleghi, amici e tante persone che non conoscevo, tutte persone che, in una domenica di sole, hanno trovato il tempo per partecipare alla vita democratica cittadina.
Ringrazio tutti i ragazzi e ragazze che, per più di due anni, hanno svolto gratuitamente un lavoro impegnativo ma importante, scegliendo una strada lunga e tortuosa ma non inutile. Resto, infatti, fermamente convinta, osservando anche altre realtà, che si tratti dell’inizio di un percorso democratico profondo, a cui la nostra comunità non potrà restare indifferente.
I Referendum, come in molti si affrettano a decretare, sono falliti. Falso. I Referendum non sono falliti essendo degli strumenti, semmai è la cittadinanza ad aver fallito, nessuno escluso. La cittadinanza tutta, proprio così. Perché vi chiederete? Perché ancora una volta non ci si riconosce nei valori costituzionali e, forse, nemmeno negli strumenti di quella Carta nata dalla Resistenza. Strumenti, diritti e doveri, ottenuti pagando prezzi altissimi da tanti, davanti ai quali ieri, in molti, hanno fatto spallucce, chi per disaffezione chi per disillusione, magari qualcuno anche per mancanza d’informazioni. La costituzione afferma che “la sovranità appartiene al popolo”, eppure, ieri, questo popolo ha preferito ancora una volta delegare, e non scegliendo, non facendo sentire la propria voce si è autorelegato al ruolo di suddito anziché a quello di libero cittadino.
Si è volutamente ignorata l’importanza della partecipazione della cittadinanza quale sintomo di maturità e vivibilità di una città. Tutti pronti a discutere riguardo il costo-beneficio di questa consultazione, tutti pronti a puntare il dito contro qualcuno, come sempre più spesso ci si riduce a fare, senza realmente approfondire le questioni, dimenticando che non tutto si può ricondurre al denaro, non tutto è risultato di somme e sottrazioni.  Già, perché ieri a Rovereto è andato in scena qualcosa di più di questo. Ieri si sono viste 4500 persone convinte di essere lo Stato, di poter fare la differenza, persone che evidentemente amano le Istituzioni e insistono nel voler prendere parte alle decisioni, nel voler dire la propria e nel cercare un confronto anche con chi la pensa diversamente. Direi che al giorno d’oggi non è poco, anzi! In un’epoca dove emergono prepotentemente il disinnamoramento verso la politica, quando esso non diviene addirittura antipolitica, la scarsa attenzione intorno ai temi meno individualistici, l’aumento di paure e tensioni sociali da non sottovalutare, questo esperimento è stato qualcosa di rivoluzionario. Rivoluzionario, certo. Ed è proprio per questo che credo sarà solamente l’inizio di un percorso lunghissimo , perché quando le persone sentono, anche se in piccola dose, quel fresco profumo di libertà, poi, è difficile riportarle alla ragione, semprechè di pazzi si tratti. E forse questi ragazzi, che hanno speso due anni in questo percorso partecipativo, faticando, , proponendo, impegnandosi e spendendo del loro, senza chiedere aiuti, un po’ pazzi lo sono. Devono esserlo d’altronde, altrimenti tutti noi non saremmo più giustificati, non potremmo più lamentarci, scaricando sempre addosso ad altri, all’esterno, insomma ci toccherebbe, da domani, assumere numerose responsabilità. Durante tempi di crisi, non solo economica, queste persone sono come fiori nel deserto. Pazzi furiosi, appunto, come lo erano gli antifascisti durante il fascismo.
A questi pazzi voglio dire di non fermarsi, di non scoraggiarsi davanti ai numerosi muri di gomma che incontreranno durante il cammino. A questi strani giovani che guardano poca televisione, che sono abituati a farsi domande e confrontarsi, che leggono molto rispetto alla media nazionale, che non credono a tutto ciò che gli viene detto, che non hanno come obiettivo quello di diventare famosi o di andare in tv, che combattono per la meritocrazia, che laicamente amano il prossimo come se stessi, che credono ad un mondo migliore come risultato di proprie scelte e proposte, dico di andare avanti, con la stessa umiltà e visionaria passione che li ha condotti fin qui.  Infine, come augurio e promemoria, ricordo loro che “in questo paese a fare la differenza sono sempre state le minoranze.”
Denise Fasanelli

9 commenti per La parola a un testimonial

  • grazie Denise.

    Sul fatto delle minoranze che fanno le differenze, non è però una caratteristica solo di questo paese, ma della comunità umana.

    Pensa a come dovevano sentirsi Martin Luther King e Gandhi all’inizio. O il ragazzo cinese che sbarrava la strada al carrarmato a Tienammen.

    Noi per fortuna non dobbiamo mettere a repentaglio la nostra vita o quella dei nostri cari, solo gettare semi di democrazia. Per questo sono sicuro che non è presunzione o cecità dire che continueremo con lo stesso impegno con cui abbiamo iniziato all’inizio del 2007. Sapevamo che era difficile allora come lo sappiamo oggi. Però oggi abbiamo consapevolezze e conoscenze e determinazioni più forti.

    Siamo ai primi passi a Rovereto, ma nel mondo il moto è in processo. Mi hanno invitato a presentare nei prossimi mesi il libro “Democrazia dei Cittadini” a Milano, Concorezzo, Vimercate, Cesena, Firenze, Napoli.

    C’è un partito politico, quello creato da Beppe Grillo che nel suo programma dice testualmente “Introduzione di referendum propositivi e aborgativi senza quorum”.

    Le cose si muovono, il ReferendumDay è stata una tappa fondamentale di questo processo, ci hanno stoppato oggi, domani riprendiamo. Non si può fermare un fiume in cammino.

  • Trentini Andrea

    Grazie Denise, non descriverci come degli super-cittadini altrimenti diamo l’idea che chi non riesce ad impegnarsi ugualmente sia solo un normal-cittadino …
    ognuno da un contributo e ieri si è visto quanto siamo abituati a delegare e per una buona maggioranza a rimanere individualmente contenti ma senza una visione collettiva

    L’incontro di stasera alla caffetteria del MART è stato utile per capire come stiamo elaborando un processo di comunità – a partire dalle proposte nate da un insieme di persone.
    Se i partiti e la politica vogliono tenerne conto saremo i primi ad applaudire.
    Ma questo richiede ancora impegno e costanza.

    Si sta definendo una posizione che accomuni gli appartenenti al Gruppo..
    tra un paio di giorni la pubblichiamo

    notte, andrea trentini ;-)

  • michele

    Sarebbe il momento di aderire al movimento delle liste civiche a cinque stelle di Beppe Grillo per le elezioni amministrative del prossimo anno.. certo che a quel punto si legittimerebbe la convinzione che l’associazione faccia politica. Questo è un momento importante nel rapporto tra Partecipazione Cittadini e i cittadini stessi.

  • Emilio P.

    personalmente non sono interessato a intrupparmi in una lista in vista delle elezioni rappresentative. Trovo piuttosto utile spendere le mie energie per diffondere le idee e i valori della democrazia diretta, appoggiando a livello di elezioni rappresentative chi porta avanti, a livello istituzionale, queste idee e questi valori, che sono patrimonio di tutti indistintamente.

  • francesca

    Entrare in un partito lo può fare ognuno di noi singolarmente.. ma secondo me se si vuole portare avanti l’idea della democrazia diretta e di quella partecipata non si può farlo da dentro. Si può farlo pressando quelli dentro e informando quelli fuori.

  • michele

    Con il rischio che, come recentemente qualcuno ha fatto (ogni riferimento a Benoni è voluto), chi hai appoggiato e votato dichiari poi pubblicamente che non si sente di rappresentare chi lo ha votato?

    Permettimi di dubitare del fatto che non avresti più di qualcosa da ridire.

  • Andrea Benoni

    Il mio pensiero è ben diverso da quello che mi si vuole attribuire. La democrazia rappresentativa, con la perdita di forza dei partiti, il loro
    scarso radicamento territoriale, rischia di eleggere delle persone con cui poi non si ha più il confronto. Ma lo stesso succede per gli eletti, cioè i rappresentanti del popolo, che non hanno possibilità di interagire con le persone.
    Non è che io non mi sento di rappresentare il mio elettorato, ma su molte questioni: vedi TAV/TAC, inceneritore, ex stazione delle corriere … mi piacerebbe avere la possibilità di parlare e capire cosa ne pensano anche le altre persone, e questo i partiti difficilmente o raramente riescono a farlo.
    Quindi la democrazia diretta e/o partecipata può aiutare anche chi fa politica a confrontarsi ed ascoltare le opinioni dei molti e non solo quella di pochi.

  • Emilio P.

    il concetto è che la democrazia diretta non deve solo aiutare il processo decisionale degli eletti, ma concorrervi pienamente, e la gente lo farà spontaneamente quando avrà il possesso pieno della sovranità.
    Come ben dici tu, i partiti non riescono a parlare con le persone. Ma per forza: quale cittadino spende un sacco di energie e il suo tempo per farsi un’opinione su questioni, spesso molto complesse, per poi essere solo consultato e sistematicamente escluso dalla decisione finale?
    Qundi, solo se la democrazia rappresentativa accetta di essere affiancata da quella diretta può ottenere il contributo del capitale sociale nel prendere le decisioni.

  • Lorenzo P

    Concordo con la visione di Benoni: i partiti della Prima Repubblica svolgevano l’importante ruolo di cinghia di trasmissione tra cittadini e istituzioni. Con la falsa rivoluzione del ‘92 si è distrutto il sistema democratico e ci si è avviati verso una concezione populistica della democrazia (vedi i sinonimi berlusconismo, grillismo o dipietrismo).
    L’idea di partito ha a che fare con l’idea di democrazia. Si devono quindi rifiutare i modelli plebiscitari e si deve riaffermare il valore dell’art. 49 della Costituzione. I partiti sono strumenti di partecipazione, di
    formazione civile, di impegno individuale e collettivo, di mediazione virtuosa tra società e istituzioni, di proposta e di indirizzo, di selezione democratica della classe dirigente.

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