di Paolo Michelotto
mercoledì 21 ottobre 2009 alle ore 21, una ventina di cittadini trentini, hanno incontrato il Presidente del Consiglio Provinciale del Trentino, Kessler.
C’è stata una breve introduzione di Francesco Ghensi che ha ricordato come è nata, come si è svolta e cosa ha ottenuto la giornata partecipativa provinciale “Il Cittadino Partecipa – Idee per riattivare la democrazia nel Trentino” del 20 settembre scorso
Poi abbiamo visto il video di 7 minuti che riassumeva la giornata, e che si trova all’inizio di questo post, realizzato da Luca Brogin.
L’incontro è proseguito con la presentazione delle 4 proposte più votate il 20 settembre dai cittadini, dai proponenti stessi. Nei prossimi giorni metterò il loro video. Qui i testi:
1. Assemblee di confronto tra amministrazione e cittadini.(Ruggero P.)
2. Abolizione quorum tutte consultazioni referendarie.(Emilio P.)
3. Acqua gestita in maniera pubblica/gas naturali.(Ezio F.)
3. Valorizziamo i terreni incolti. (Sebastiano M.)
Infine c’è stato il commento di Kessler e un dibattito informale sul destino di queste proposte.
Kessler ha detto che procederà così: nei prossimi giorni manderà le 4 proposte a tutti i 35 consiglieri provinciali chiedendo che le esaminino. Poi lascerà trascorrere del tempo (noi gli abbiamo proposto che faccia passare 1 settimana) perchè i consiglieri possano valutare se “adottare” loro quelle proposte con una mozione. Infine se nessuno lo farà lui si è impegnato a portarne avanti almeno una, lasciando intendere che possa essere quella dell’abolizione del quorum, fatta da Emilio Piccoli.
Lui però a caldo ha detto che propende più per una riduzione del quorum che per la sua abolizione, ma che ne dobbiamo ridiscutere a fondo. Lui è più portato verso l’ipotesi 50% dei votanti alle ultime elezioni provinciali.
E’ un ottimo inizio da cui partire per una discussione seria e approfondita.



































Credo che ci sia un problema di metodo. Il fatto che nell’ultimo tentativo di referendum ci sia stato un risultato che avrebbe praticamente sconfessato il referendum stesso (15% partecipazione, circa 85/90% a favore) è allo stesso tempo un avviso ed un censimento. In primo luogo significa che già una soglia del 16% sarebbe eccessiva per la validità legale; il secondo è che non più del 13-14% si interessa di queste cose.
Ma forse – ripeto forse – non è nemmeno vero questo. Probabilmente il metodo non è quello giusto. I radicali hanno largamente depotenziato il metodo del referendum, proponendo zuppe improbabili di “partecipazioni cittadine” che hanno disamorato i cittadini. E non vale il paragone con Svizzera o Germania, perché in Svizzera il referendum è un mezzo abituale e ricorrente di consultare i cittadini, che si sentono veramente chiamati a dare un parere, e su problemi veri, e non su posizioni ideologiche. In Italia abbiamo visto che persino quando un referendum stabilisce chiaramente, e con una partecipazione significativa, l’opinione dei cittadini, poi i partiti provvedono immediatamente a ripristinare attraverso altre strade (legittime?) la situazione che a loro risulta più gradita, svuotando totalmente il voto del referendum.
Penso che si debba discuterne, partendo da un punto di vista diverso. In Trentino, per fortuna, siamo pochi e relativamente facili da raggiungere. C’è un mezzo previsto dalle normative, e con quorum molto più bassi, che è la “proposta di legge” di iniziativa popolare. Il fatto che Kessler abbia promesso di farsi carico di “uno” dei quesiti è lodevole, ma anche un po’ malinconico. Perché una, e non tutte?
Credo che sia necessario arrivare allo scopo a piccoli passi, partendo dagli argini (un po’ come per il quorum nei referendum), per esempio proporre come “legge di iniziativa popolare” che nessuna “legge di iniziativa popolare” possa essere modificata se non attraverso il medesimo iter, o con limiti minimi di tempo (perché ci sia un ricambio di uomini), o comunque per legare le mani ai politici che, di qualunque partito, tendono soprattutto a conservare se stessi. Inutile chiedere lodo di farsi danno in nome della democrazia. Grideranno, magari – se sono ben certi di perdere – fingeranno battaglia, ma non hanno intenzioni suicide.
Vale la pena di pensarci?
Cordialmente
Leonardo Franchini
Caro Leonardo,
scrivi: “il secondo è che non più del 13-14% si interessa di queste cose.”
Questo è vero in presenza del quorum, quando il quorum non c’è, invece c’è una affluenza maggiore. Sembra paradossale, ma è una cosa dimostrata più volte:
http://www.paolomichelotto.it/blog/?s=ragioni+per+abolire+quorum
Poi la Svizzera forse è abituata ai referendum da vari secoli, ma la Baviera li ha solo da 14 anni. Prima era esattamente come noi. Non sono stati i radicali a fare disamorare gli italiani verso i referendum, ma la presenza del quorum che li ha invalidati tutti (quelli abrogativi) dal 1995. Mentre hai ragione che i partiti hanno disapplicato anche quelli che erano validi. Esempio il nucleare di questi giorni. Sempre perchè in Italia il referendum è uno strumento scritto (appositamente) male. In Svizzera il risultato di un referendum può essere cambiato solo da un altro referendum, non dai rappresentanti.
Puoi spiegare meglio la tua proposta finale? La iniziativa a livello provinciale serve solo per portare proposte in consiglio provinciale e poi lì le possono modificare a piacere o anche cassare.
Ed ecco alcuni dati che dimostrano che è il quorum che ammazza l’affluenza al voto ai referendum.
Un esempio che il quorum ammazza i referendum e l’assenza del quorum li rende partecipati, si ha anche in Italia. La motivazione è ovvia. Non essendoci il quorum tutte le parti lottano all’ultimo sangue per assicurarsi il voto, perchè sanno che qualunque affluenza ci sarà, il risultato sarà comunque valido. E quindi tutte le parti fanno pubblicità, spot, volantini, lettere, convegni, assemblee, manifestazioni. E la gente così viene a sapere del referendum, discute dell’argomento e di conseguenza va a votare.
7. In Italia non è previsto il quorum nel referendum confermativo facoltativo relativo alle leggi costituzionali (art. 138, 2° comma Costituzione) e nel caso delle leggi sulla forma di governo (leggi elettorali e di democrazia diretta) a livello regionale. Interessante notare che negli ultimi referendum nazionali senza quorum, l’affluenza elettorale è stata maggiore di quelli con il quorum.
Ad esempio il referendum confermativo del 25-26 giugno 2006, ha visto l’affluenza del 52,3%. Era dal referendum nazionale del 11 giugno 1995 che non si superava un’affluenza del 50%, la media delle ultime 5 tornate di voto referendario con quorum dal 1997 al 2005 era stata del 32,78%
La presenza del quorum, paradossalmente scoraggia i cittadini ad andare a votare. Infatti i cittadini vanno a votare se sanno dello svolgimento del referendum in una determinata giornata e se pensano di aver capito l’argomento su cui sono invitati ad esprimersi. Ma se la campagna per il NO invita all’astensione e non promuove le proprie argomentazioni, evita di affiggere manifesti, non manda materiale informativo a casa dei votanti, non partecipa a dibattiti, non si fa intervistare dai media, non partecipa ad assemblee informative, i cittadini non vengono a sapere del referendum o ritengono di non saperne abbastanza e non si recano a votare. Ciò è dimostrato dai referendum nazionali italiani con e senza quorum e dall’esempio seguente fornito da due città tedesche negli anni ‘80.
Il laender tedesco del Baden – Wuerttemberg prevede i referendum municipali fin dal 1956 (negli altri laender ciò fu introdotto negli anni ‘90), ma esso ha molte restrizioni. Una delle più gravose è quella che prevede che almeno il 30% degli elettori abbiano votato SI’ al quesito referendario, pena il suo invalidamento. L’effetto distorsivo di questo quorum si vede chiaramente su 3 votazioni effettuate in 3 città vicine sullo stesso argomento.
A. Nel 1986 fu proposto a Reutlingen un referendum contro una decisione della giunta al governo, della CDU, che aveva deciso la costruzione di un rifugio aintiaereo. Il consiglio comunale e la CDU boicottò il referendum non partecipando a nessun dibattito con sistematicità. L’ultima settimana prima del voto, improvvisamente, la CDU ruppe il silenzio con una pubblicità e un fascicolo allegato al giornale locale, firmato tra gli altri anche dal sindaco. Esso diceva: “…le persone professionali e intelligenti, devono agire sensibilmente, non emozionalmente, con un comportamento elettorale intelligente. Così puoi stare a casa la prossima domenica; dopotutto ti viene solo richiesto di votare contro la costruzione di un rifugio. Anche se non voti, esprimerai la tua approvazione della decisione presa dal consiglio comunale. Hai sempre dato la tua fiducia al CDU per molti anni alle elezioni. Puoi darci fiducia su questa questione.” Il risultato fu che 16.784 su 69.932 elettori si recarono alle urne: il 24%. Di questi solo 2126 votarono a favore del rifugio e 14.658 contro. Il quorum del 30% a favore non fu raggiunto e il referendum venne invalidato.
B. A Nurtingen, una città vicina a Reutlingen, ci fu un referendum simile. Questa volta la CDU locale scelse di non boicottare:il risultato fu un’affluenza del 57% di cui il 90% votò contro il rifugio. E il referendum ebbe successo.
C. In una terza città, Schramberg, ci fu un referendum simile. Anche questa volta la CDU scelse la via del boicottaggio. Questa volta il comitato organizzatore venne a conoscenza per tempo del progetto della CDU e quindi riuscì a controbattere. Il giornale locale pubblicò critiche all’idea del boicottaggio. I risultati furono affluenza del 49,25% di cui l’88,5% votò contro il rifugio e quindi il quorum del 30% di voti a favore del referendum fu raggiunto e il referendum ebbe successo.
Va bene, ognuno ha i suoi punti di vista e questo credo che sia il fondamento della democrazia.
Ora prova a pensare ad una proposta di legge di iniziativa popolare che stabilisse il quorum al 30% (che, come hai detto tu, può avere successo) – io non lo metterei più basso perché potrebbe esserci un fenomeno di “governo delle minoranze”, ovviamente antidemocratico.
Secondo la normativa in vigore:
Iniziativa popolare (legge provinciale n. 3 del 2003): con questa disciplina si consente agli elettori di presentare in consiglio provinciale propri disegni di legge:
il progetto (presentato da almeno tre proponenti) deve essere accompagnato da almeno 2.500 firme di elettori;
l’iniziativa non è ammessa in materia tributaria e di bilancio;
è stabilita una procedura per la raccolta delle firme (la stessa valida per i referendum) e una verifica formale e di contenuto (la proposta è respinta se contrasta con la Costituzione e lo statuto);
la legge disciplina l’assegnazione del progetto alla commissione competente e stabilisce anche specifici diritti dei proponenti alla partecipazione all’iter legislativo in commissione;
se il consiglio non inizia l’esame della proposta entro 24 mesi dalla presentazione, essa è sottoposta a referendum popolare senza necessità di raccolta di sottoscrizioni; se l’esito è favorevole (e hanno partecipato al referendum almeno il 50 per cento degli aventi diritto) la legge viene promulgata.
Iniziativa popolare (legge provinciale n. 3 del 2003): con questa disciplina si consente agli elettori di presentare in consiglio provinciale propri disegni di legge:
il progetto (presentato da almeno tre proponenti) deve essere accompagnato da almeno 2.500 firme di elettori;
l’iniziativa non è ammessa in materia tributaria e di bilancio;
è stabilita una procedura per la raccolta delle firme (la stessa valida per i referendum) e una verifica formale e di contenuto (la proposta è respinta se contrasta con la Costituzione e lo statuto);
la legge disciplina l’assegnazione del progetto alla commissione competente e stabilisce anche specifici diritti dei proponenti alla partecipazione all’iter legislativo in commissione;
se il consiglio non inizia l’esame della proposta entro 24 mesi dalla presentazione, essa è sottoposta a referendum popolare senza necessità di raccolta di sottoscrizioni; se l’esito è favorevole (e hanno partecipato al referendum almeno il 50 per cento degli aventi diritto) la legge viene promulgata.
Iniziativa popolare (legge provinciale n. 3 del 2003): con questa disciplina si consente agli elettori di presentare in consiglio provinciale propri disegni di legge:
il progetto (presentato da almeno tre proponenti) deve essere accompagnato da almeno 2.500 firme di elettori;
l’iniziativa non è ammessa in materia tributaria e di bilancio;
è stabilita una procedura per la raccolta delle firme (la stessa valida per i referendum) e una verifica formale e di contenuto (la proposta è respinta se contrasta con la Costituzione e lo statuto);
la legge disciplina l’assegnazione del progetto alla commissione competente e stabilisce anche specifici diritti dei proponenti alla partecipazione all’iter legislativo in commissione;
se il consiglio non inizia l’esame della proposta entro 24 mesi dalla presentazione, essa è sottoposta a referendum popolare senza necessità di raccolta di sottoscrizioni; se l’esito è favorevole (e hanno partecipato al referendum almeno il 50 per cento degli aventi diritto) la legge viene promulgata.
Ora, supponi che la legge venga proposta in tutto il Trentino. Io sono convinto che, distribuendo accuratamente le espressioni di sostegno, ci potrebbe essere una informazione larghissima, e che i giornali e gli altri media darebbero ampio spazio. È vero che resta la tagliola del 50%, ma probabiolmente concentrando su un solo argomento gli sforzi – la molteplicità è dispersiva e confusionaria – forse si potrebbe ottenere un primo risultato.
La molteplicità è dispersiva. Tieni presente che la quota di “terza età” che vota o potrebbe votare è molto vicina al 50%. È abbastanza facile ritenere che davanti a quattro referendum, chi deve votare pensi che, se ne approva uno, li approva automaticamente tutti. Sta a casa.
I referendeum che hanno avuto successo in Italia – se non erro – avevano tutti un solo argomento. O mi sbaglio? Controlla anche in Germania. IN Svizzera, ribadisco, possono fare anche otto domande, la gente sa come funziona. Ma da noi?
Magari si potrebbe cominciare proprio da una proposta che impedisca di ribaltare il risultato delle leggi di iniziativa popolare (anche l’elusione – che piace tanto al fisco – dovrebbe essere vietata). Credo che molti cittadini abbiano ancora sullo stomaco non tanto il problema del nucleare, quanto quello del finanziamento pubblico dei partiti.
Ciao
lf
Leonardo, è il quorum ad essere antidemocratico, perchè allontana i cittadini dal voto ed abbina gli astenuti naturali con il partito del NO che così vince senza fare nessuna fatica, semplicemente invitando al boicottaggio.
Il fatto di presentare più quesiti è appunto un tentativo di innalzare il numero dei votanti. Ed anche grazie ai 5 quesiti (di 5 veri comitati autonomi) che a Bolzano per un soffio non ci sono riusciti.
Mi sembra eccessivo aspettare 2 anni perchè una iniziativa dei cittadini venga tramutata in referendum. Se poi questo ha il 50% è praticamente impossibile che venga validato. Quindi una amministrazione basta che semplicemente lasci trascorrere i 24 mesi senza fare nulla e poi fare un invito al boicottaggio e tutto l’impegno dei cittadini viene annullatto senza fatica.