Il sindaco Valduga procede contro il dialogo e la partecipazione dei cittadini.
L’articolo apparso oggi sull’Adige e la lettera del prof. Perin di Ca’ Foscari
Cento anni di storia e quasi mille firme consegnate al sindaco. Che, in risposta, le ha rispedite al mittente dicendo che non valgono niente. Insomma, per Guglielmo Valduga quel muro di carta raccolto dai genitori degli allievi della Scuola musicale «Riccardo Zandonai» è carta straccia. Insomma, quel feeling con la popolazione che il primo cittadino aveva promesso quando è stato eletto alla guida di Rovereto sta mancando anche in questa circostanza. E la scuola, in quanto istituzione roveretana, rischia di cadere sulla testa della maggioranza ormai contestata da una miriade di comitati sorti pressoché ovunque. E queste associazioni sponantee di cittadini sono il segnale della mancanza di dialogo. Oggi, comunque, i genitori e gli allievi che difendono la «Zandonai» scenderanno in strada, in via Stoppani, con un banchetto per la raccolta «ufficiale» delle firme. Avranno a disposizione dei moduli e ci sarà un pubblico ufficiale per validare le «griffes». Il comitato chiede il sostegno dei cittadini «contro l’appalto al ribasso e l’esternalizzazione di una parte del servizio». La preoccupazione è, ovviamente, il futuro della scuola e il mantenimento degli attuali standard qualitativi. La giunta, da parte sua, continua a lanciare rassicurazioni. In proposito l’assessore Mirella Stofella ha spedito a tutte le famiglie una lettera in cui si ribadisce la volontà dell’amministrazione comunale di mantenere viva e in salute la Scuola musicale. La missiva, però, non convince i genitori degli allievi e men che meno il sindacato. Mirco Carotta, funzione pubblica Cgil, teme che «appaltare i quattro corsi di cui si parla è il primo passo verso lo smantellamento della struttura. Anche perché la lettera del Comune è contraddittoria. Da una parte, infatti, parla di rilancio della scuola e dall’altra conferma il blocco delle assunzioni. L’assessore, poi, sbaglia a citare la finanziaria e la normativa provinciale. I precari, infatti, vanno stabilizzati non cacciati via. La legge parla chiaro: è vero che c’è il blocco delle assunzioni ma il personale precario che serve al fabbisogno storico della scuola deve essere assunto a tempo indeterminato. La contraddizione sta proprio qui: il Comune non vuole stabilizzare gli insegnanti e contestualmente annuncia di voler rilanciare la scuola. Delle due l’una». Carotta, dunque, proprio di fronte all’assenza di chiarezza è convinto che questo passaggio sia l’inizio della fine: «Come sindacato crediamo che andando all’esterno, appaltando alcuni corsi di strumenti, ci si avvii verso la smobilitazione futura. Anche per questo sto aspettando che l’amministrazione comunale si degni di incontrarmi. Sindaco e assessore stanno giocando su questo equivoco. In realtà ci sono solo due strade: andare avanti con i precari oppure assumerli. Non si capisce, quindi, perché palazzo Pretorio segua la terza via, cioè appaltare all’esterno. Proprio oggi, tra l’altro, ho scritto una lettera al sindaco per chiedere formalmente un incontro. La scorsa settimana, infatti, l’ho chiamato e mi ha detto che mi avrebbe convocato ma non l’ho più sentito. Ora richiesta formale per iscritto. Aspettiamo». La Cgil sta tutelando anche il direttore Filippo Bulfamante, che si è visto decurtare otto giorni di stipendio: «L’ha saputo dai giornali; formalmente non ha ricevuto il provvedimento disciplinare. Queste sono cose che succedevano nel periodo dal 1926 al 1943».
24/06/2008
24/06/2008
La lettera Il professor Perin di Cà Foscari: «Non fatemi vergognare della mia città» «Fermatevi, cosa state facendo?»
Sulla vicenda della scuola, interviene anche il professor Guido Perin, roveretano e docente all’Università Ca’Foscari di Venezia. «Mi permetto di intervenire – dice il docente – non fosse anche perché, con buona pace di qualche signore che, a quanto sembra, blatera sul diritto o meno dei cittadini ad esprimersi su cose roveretane importanti, credo di averne i titoli. Sono Guido Perin, figlio del Maestro Tullio Perin il cui nome è stato dato all’Orchestra della Scuola Musicale di Rovereto. Sono, o mi ritengo, un roveretano doc, nato in quella Piazza Erbe nella vecchia casa Dominez, ora demolita ed a fronte della casa ove cresceva in scienza ed arte, un certo Pollini… Sono Professore Decano all’Università Ca’ Foscari di Venezia, socio dell’Accademia degli Agiati e Socio Corrispondente del Museo di Rovereto. Come professore universitario (ma soprattutto come roveretano) ho avuto modo (forse qualcuno si ricorda) di difendere la mia città da un’infamante accusa di “avvelenamento delle acque dell’Adige”; vincemmo, il collega Traverso ed io, facendo assolvere completamente la Città : “…per non aver commesso il fatto… Oggi, leggendo in rete le notizie che provengono da Rovereto su ciò che sta succedendo alla Civica Scuola Musicale, rimango esterrefatto, incredulo e sinceramente preoccupato. Se quello che leggo è vero, sembrerebbe che si sia di fronte (e non lo voglio neanche sospettare) ad una frenesia collettiva che vuole distruggere quanto di bello e valido, nel campo musicale, la Scuola Zandonai ha fatto e sta facendo con una capacità e credibilità che oltrepassa i confini di Rovereto e del Trentino. Parlando con degli amici musicisti veneziani, infatti, mi è stato chiesto ironicamente ….”dov’è finita la tua Rovereto, Capitale Culturale del Trentino di cui tu, roveretano, ti vantavi tanto… se, addirittura, un’amministrazione comunale trama per distruggere le istituzioni che hanno portato avanti per anni ed anni i valori della musica?” Chiaramente, ci sono rimasto male anche se penso che un’Amministrazione Comunale non voglia far ciò; anzi e senza dubbio, vuole il bene delle Istituzioni. Vorrei proprio vedere! Tanto più che qui mi si tocca una tasto importante. Da ragazzo, la mia casa di Piazza delle Erbe, era piena di musica e la Scuola Musicale diretta da mio padre, in cui “bazzicavo” come ragazzino, uscita con le ossa rotte dalla Guerra Mondiale, iniziava anche la “sua” costruzione, grazie all’amicizia di Riccardo Zandonai (penso che l’amministrazione comunale lo conosca), del grande amico di mio padre, il M° Renato Dionisi, del conte Marzani, presidente della Filarmonica e di molti amministratori, sensibili e capaci che, rendendosi conto che Rovereto ben difficilmente avrebbe potuto essere sede di un Conservatorio, portavano avanti con capacità le necessità della Scuola non considerandola, come si arguirebbe oggi, come un qualsiasi ufficio comunale (che so, quello addetto alla raccolta dei rifiuti solidi urbani), ma il fiore all’occhiello dell’Amministrazione per l’espressione artistica, culturale ed educativa per la cittadinanza e, in particolare, dei giovani. E qui mi corre l’obbligo di ricordare come la musica sia ben più che un semplice e gradevole esercizio tecnico. La Musica, mi permetta qualcuno che evidentemente non lo sa, è, come dicono molti filosofi, una “finestrella verso l’infinito”. Ed è cosi connaturata con l’uomo e la sua psiche che esiste da molti anni una branca della scienza medica che indaga sulle relazioni tra musica e benessere psicologico dell’uomo. Un mio carissimo collega Oliver Sacks, neurologo di fama internazionale, scrive…”un inclinazione per la musica traspare già nella prima infanzia, è palese e fondamentale in tutte le culture e probabilmente risale agli albori della nostra specie. Questa “musicofilia” è un dato di fatto della natura umana”. In sostanza, degradare la cultura musicale ad un basso rango di ufficio o servizio è quasi una bestemmia che neppure i cosiddetti popoli “barbari” si permettono di fare. Spero, se è vero ciò che leggo on-line, che si sia ad una fase d’incomprensione risolvibile col buonsenso e l’intelligenza. Se ciò non fosse, come roveretano vivente fuori dalla mia città, dovrò proprio vergognarmi».
24/06/2008




































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