di Paolo Fabris
L’errore più grossolano è quello di cedere alla frustrazione e incolpare i cittadini del basso afflusso ai referendum. Ammesso che sia possibile categorizzare una massa di individui, ritengo che la comunità di Rovereto sia mediamente intelligente e attenta alla vita politica, e che dunque non si sia avvalsa di questa opportunità proprio per le caratteristiche stesse del referendum. I cittadini sono estremamente scettici verso questa forma di azione politica perché priva di efficacia, proprio per la presenza del quorum: “non vado a votare perché non serve a nulla, tanto c’è il quorum e i fa sempre quel che i vol lori”, questo è stato l’argomento principe.
È fondata questa tesi? Proviamo a confrontare le due tornate referendarie: ex Alpe e questi ultimi. Sono stati presentati da comitati differenti, in numero differente (1/4) su argomenti diversi e anche tra i quattro stessi vi erano differenti temi, l’impegno mediatico dei due comitati è stato anch’esso differente (noi siamo riusciti a spedire a tutte le famiglie la brochure informativa e abbiamo usato il web), il periodo stagionale diverso. Due sole costanti: il boicottaggio del No e l’affluenza, 14% l’uno 15% gli altri.
Questa “scientifica” identità dei risultati rende, a mio parere, difficile sostenere che il mancato raggiungimento del quorum sia imputabile al merito dei referendum, o alle strategie di comunicazione (abbiamo fatto tutto quello che, da cittadini, potevamo fare).
Si può sostenere, invece, che la nostra associazione che promuove la democrazia diretta, con questi referendum ha di fatto “ammazzato” questo strumento così come lo conosciamo. Sarà difficile che si costituisca un altro gruppo con le stesse motivazioni che tenti l’impresa di raccogliere 1500 firme autenticate in tre mesi per il solito 15% di aficionados.
Sta ora a chi ha le leve del potere avere la lungimiranza di intervenire per migliorare la possibilità dei cittadini di agire politicamente con strumenti efficaci.
La dott.sa Borgonovo Re ha dato una definizione calzante del Bene comune: esso non è una somma di singoli beni, ma una sottrazione. Ognuno di noi, per realizzare il Bene comune, deve togliere una piccola parte dei propri interessi, fosse anche il monopolio dell’azione politica.

































Credo anch’io che un’azione di lobby sui politici possa essere più efficacie dei referendum.
I cittadini che hanno dei progetti dovrebbero strumentalizzare partiti e politici. Vuoi il mio voto? Fai tuo il mio progetto, portalo nelle istituzioni e realizzalo. Non rispetti le promesse? Alla prossima occasione ti farò una campagna contro, potendo dimostrare la tua incongruenza.
Un esempio: alle elezioni provinciale del 2003 l’Adige ha scritto una proposta di revisione della legge sui vitalizi, ha proposto ai candidati (a tutti i candidati) di sottoscriverla e ha pubblicato un elenco dei candidati che l’avevano sottoscritta, invitando in qualche modo i propri lettori a scegliere tra quei candidati. L’Adige ha tenuto alta l’attenzione anche dopo l’inizio della legislatura provinciale e la riforma è stata fatta (se non sbaglio, non esattamente come voleva l’Adige, ma è stata fatta).
Come spesso ti accade, Paolo, hai centrato il problema. Ci avete provato e vi va dato il giusto plauso e per quanto poco possa valere mi avete dato la voglia di ritornare alle urne. Grazie. Non va comunque dimenticato che un 15% di consensi faranno gola ai partiti …
Sinceramente non mi aspetto nulla dai partiti, i loro leader li trovo per la massima parte ottusi e culturalmente vecchi, per nulla orientati al bene comune. Il nostro premier,il caudillo, ne rappresenta degnamente la media; da destra a sinistra.
Molti di loro sono orientati al business, nella vita privata gestiscono patrimoni anche consistenti e si atteggiano poi a paladini della solidarietà e della giustiia sociale (vedi inchiesta in QT sull’ISA del nostro ottimo Marco Niro).
Purtroppo dovremo contare solo sulla forza delle nostre idee e provare a diffonderle tra la gente il più possibile. Loro non ci ‘regaleranno’ nulla.
Emilio, guarda che i candidati alle comunali sono cittadini come noi e gli eletti sono scelti da noi, non escono da un film dell’orrore… E poi io sostengo che i cittadini e le loro associazioni dovrebbero utilizzare la loro stessa ambizione per far fare loro quello ci interessa (se fai quello che ti dico ti appoggio, altrimenti no; se rispetti le promesse pubblicizzo la tua coerenza, altrimenti pubblicizzo la tua incoerenza). Non abbiamo bisogno di politici santi, abbiamo bisogno di politici seri che sappiano affrontare i problemi.
fin che il politico sta all’opposizione posso anche concordare con te. Il problema viene quando mette le mani in pasta e acquista il potere di decidere: allora iniziano i guai. E’ allora va in onda il film dell’orrore, il dottor jackill e mister hyde. Il potere, nelle condizioni d’oggigiorno, da alla testa. Penso che ormai si possa scientificamente provare. Se vuoi convincermi del contrario fammi il nome di un politico degno di ammirazione degli ultimi 20 anni (Alcide Degasperi non vale, erano altri tempi, altre condizioni).
Caro Gino hai centrato il problema, i politici del fare si sono quasi estinti, almeno quelli del fare con serietà e cognizione di causa! L’Italia parrebe inversamente proporzionale alla meritocrazia.
“I cittadini che hanno dei progetti dovrebbero strumentalizzare partiti e politici.” Lungi da me lo strumentalizzare chiunque, con la politica va ricercato il dialogo ma spesso è la politica che taglia fuori associazioni come questa, non piace essere messi in dubbio, non piacciono generalmente le alternative e le proposte lontane dagli interessi delle lobby o dei potentati, piace molto di più l’obbedienza, il non-confronto perchè a nessuno piace essere criticato o preso in castagna. Purtroppo però dimentichi uno dei principi cardine della ns democrazia, cioè il dialogo, il confronto, la convivenza e soprattutto dimentichi che in questo paese la differenza l’hanno sempre fatta le minoranze…
La politica non è e non dovrebbe essere “affare” esclusivo dei partiti, la cittadinanza e il bene dei più disagiati, le scelte per un bene comune e condiviso, dovrebbero essere al centro della politica, ma la politica fa orecchie da mercante e molti cittadini anche, salvo poi lamentarsi di ogni cosa.
PS: la battaglia che citi per i vitalizi (per i consiglieri regionali) ha visto lavorare anche associazioni (di Trento principalmente) e cittadini, mi sembra riduttivo darne merito solo all’Adige che pur ci ha supportati con ogni mezzo, ma non senza interessi! In ogni caso è finita pari patta, vedi i cambiamenti reintrodotti quest’anno che spalmano ciò che avevano prima tolto in modo diverso, raggirando la volontà di moltissimi cittadini perchè non legati a nessun obbligo (tipo voto referendario!)
Un politico da ammirare? Alexander Langer.
Forse si potrebbero fare altri nomi, ma non è questo il punto. Non ho parlato di ammirazione, ma di rapporto dialettico. Meglio parlare di “dialogare” che di “strumentalizzare”? Ve bene. Quello che mi premeva sottolineare è che l’ambizione del politico può essere girata a vantaggio dei cittadini, se i cittadini sono abili ad instaurare un rapporto proficuo. La “lobby” (intesa come pressione organizzata) può essere fatta alla luce del sole e per obiettivi condivisi da gran parte della popolazione.
Ringrazio Denise per le precisazioni. Dovrei approfondire la questione del trattamento dei consiglieri provinciali. Sappiamo comunque che referendum sono stati aggirati nella sostanza, pur rispettandoli nella forma apparente (abolito il “finanziamento ai partiti” si finanziano i gruppi parlamentari, i quotidiani partitici, le liste elettorali… cose magari anche giuste, visto che la politica costa; aboliti dei ministeri se ne sono creati nuovi con nomi diversi…).
Saluti
Vorrei innanzitutto ringraziare Paolo e tutti quelli che come lui hanno dato l’anima per un sogno, ringrazio per la generosità ed il coraggio di un impegno caratterizzato dalla gratuità, ringrazio per la possibilità di partecipazione che in ogni caso ci è stata concessa. Certamente non vanno incolpati i cittadini di Rovereto, sarebbe troppo facile e fuorviante. Il problema credo sia molto complesso perchè a mio parere si inserisce nella grande crisi che oramai da anni (oserei dire da quasi sempre..) attanaglia il “sistema politico rappresentativo italiano”. La rappresentanza così come costituzionalemente intesa (i molti che delegano i pochi per il conseguimento del bene comune) ha grossi limiti: il più evidente, nel sistema italiano, è che con gli anni, e ciclicamente, si sono create delle oligarchie politiche, sia a livello di governo nazionale che di amministrazione locale, che non hanno certo dato, eufemisticamente, buona prova di sè, infischiandosene del bene comune. La facciata della democrazia rappresentativa ha nascosto un sottogoverno corrotto e incontrollabile. Non è un caso che solo le inchieste giudiziarie abbiano fatto luce, qualche volta, sul sistema di corruzione che caratterizza il nostro paese… E’ proprio per questo motivo che il ragionamento sulla democrazia partecipata diretta va approfondito e diffuso, proprio perchè può essere una delle poche chiavi per cercare di scalfire un sistema di potere consolidato, o quanto meno potrebbe consentire un maggior controllo. Con pazienza bisogna fare opera di divulgazione di un possibile strumento di controllo inusuale per il nostro ordinamento.
Chi non è interessato di questi temi, ossia la maggior parte delle persone (ivi compresa la maggior parte dei cittadini di Rovereto) concepisce in modo superficiale il referendum (anche a livello comunale) come espressione della solita politica, motivo, oltre a quelli già indicati da Paolo, che certo non spinge alla partecipazione (E’ come se ci fosse una stanchezza nel partecipare, tanto meglio delegare, “…non li ho forse eletti proprio per risolvere i problemi?…” è facile sentire dire…) Il cammino per l’introduzione nel nostro ordinamento di nuove forme di controllo diretto democratico sarà necessariamente più lungo rispetto ad altre realtà democraticamente più consapevoli. La storia dell’Italia, degli ultimi 40 anni almeno, purtroppo è quella che è…
Evidentemente il quorm elevato aiuta ed ha ieri aiutato l’astensionismo. Però non riseco a vedere altre vie per cercare di migliorare la situazione. E l’esperienza del Referendum di Rovereto è comunque stato un prezioso inizio. Ultima considerazione: per poter cambiare la realtà esterna bisogna cominciare con il cambiare se stessi, nel profondo. E questa è la cosa più difficile… Io ci provo ogni giorno e non nascondo che mi sento un principiante… Ecco, mi sa che tutti quelli che si sono opposti al referendum (penso al Sindaco, ai rappresentanti dei maggiori partiti) fanno una grande fatica in questo senso.
Lancio una provocazione:
Ma siete sicuri che l’astensionismo sia solo poca voglia di partecipare alla vita democratica e non che la maggior parte di chi si sia astenuto era contrario ai quesiti?
Io ad esempio ho votato solo SI al primo quesito e NO agli altri quattro. Se fossi stato contrario anche al primo non avrei votato, in quanto già con l’astensione confermavo il NO.
No Maurizio, non siamo sicuri che l’astensionismo sia poca voglia di partecipare, ma la letteratura in materia ci da praticamente la certezza. Formarsi un’opinione su temi sociali costa molta fatica al cittadino, specialmente in un ambiente mediatico bloccato come il nostro. A fronte di questa fatica il cittadino ha diritto a una contropartita. Qual’è la contropartita di un referendum che ha ormai il 99% delle probabilità di essere annulato? Il premio che un cittadino ottiene per la sua partecipazione al processo decisionale democratico diretto è quello di non permettergli mai di decidere.
Con il quorum elevato il boicottaggio ha sempre buon gioco e l’astenuto è così automaticamente valutato come NO. Il tuo ragionamento finale è ovvio, tu stesso confermi che avresti potuto esprimere un NO con l’astensione.
Ma quale razza di regola è mai questa? Questa non è più Democrazia, è prevaricazione.
Nelle democrazie evolute non esiste il quorum in nessuna votazione di democrazia diretta. L’Italia, da questo punto di vista, non è un Paese evoluto ma è nel novero delle democrazie arretrate.
Emilio, sono d’accordo con te sul discorso del quorum, altrimenti non avrei votato SI
ma vedo che non hai colto la provocazione più importante, a mio giudizio: siete sicuri che i quesiti come sono stati posti trovino la cittadinanza faverovole al di là del quorum? non credete che parlare di PRG partecipato dopo l’esperienza del PRG fatto da un esperto del settore che ci ha messo 20 anni per essere emanato già pieno di deroghe altrimenti la città sarebbe stata ferma, non sia visto come un ulteriore iter burocratico? siete sicuri che il vostro messaggio sia passato? nel mio piccolo mi sono accorto che tante persone, che a differenza mia votano, si sono astenute perchè non convinte … idem per sandoz …
appunto, con il quorum tra le palle, non si riuscirà mai a capire esattamente cosa vuole la gente?
Le iniziative popolari nascono con l’intento di raccogliere una maggioranza attorno ad una questione. Ma se alla votazione il comitato va sotto deve accettare il responso del voto. Può essere che la gente di Rovereto non voglia partecipare nè alla redazione del PRG nè alla progettazione della ex corriere nè voglia esprimersi sull’incenritore Sandoz. Però sarebbe utile che tutto ciò uscisse da una competizione sempre e comunque valida dove una maggioranza esercita la sovranità popolare e decide: SI o NO.
La minoranza poi si deve adeguare e in questo modo non si ha una decisione imposta ma nel contesto di una democrazia con sane regole.
Il succo è che nella democrazia diretta non mi muovo solo se sono sicuro a priori di avere una maggioranza su di una questione, ma mi muovo pensando di poterla formare durante la campagna.
Se la gente si astiene deve poi valere il principio di delega (chi non vota implicitamente delega i concittadini a decidere) altrimenti il meccanismo democratico è bloccato.
Può essere che i cittadini che si sono astenuti abbiano deciso per la delega all’amministrazione vigente … ossia gli va bene come stanno le cose … va rispettato anche questo punto di vista …
il cittadino non è obbligato al voto, ma se sceglie di non votare delega implicitamente quelli che votano a decidere per lui. Così è adesso per le elezioni dei rappresentanti, così dovrebbe essere per i referendum.
Hai ragione nell’affermare che il cittadino, avendo delegato una volta ogni 5 anni i rappresentanti, ha diritto di starsene a casa. Ma se ma se vogliamo introdurre ilprincipio della democrazia diretta questa delega può essere sospesa, su alcune questioni, a richiesta di un determinato e congruo numero di cittadini. A questo punto il cittadino è richiamato a votare per contratto sociale,ma non obbligato. Egli può astenersi, ma non può invocare una superiorità dei rappresentanti eletti in quella specifica votazione e avere la possibilità di farlo con il boicottaggio. Altrimenti è meglio abolire del tutto la democrazia diretta e vivere felici e contenti in un sistema partitocratico puro, senza ipocrisia alcuna.
mi sono perso nei meandri del burocratese … forse che sia questo il motivo per cui il 75% degli aventi diritto non ha partecipato al referendum?
85%
per essere pignoli ,non ho mai saputo di un record mondiale del 100% di affluenza. Quindi assumendo come punta massima il 90%, dire che sono mancati il 75% mi sembra congruo
e comunque sarebbe sufficiente convincere ancora il 35%+1 a recrsi a votare