Sintesi in 1 pagina

Testo finale Iniziativa Quorum Zero e Più Democrazia

13 motivi per abolire il quorum

Articoli su La Settimana della Democrazia Diretta 2011

lista Più Democrazia

appello prima del voto

alcune tappe del nostro percorso

faq referendum

DOMANDE E RISPOSTE FREQUENTI (di Paolo Michelotto)

Queste sono alcune delle domande che ci vengono fatte più di frequente.

Perchè tanti referendum?

Perchè oggi occorre superare il quorum del 50% dei voti degli aventi diritto, altrimenti i referendum vengono invalidati. In base allo statuto ci possono essere massimo 4 referendum in un anno e il sindaco ha l’obbligo di raggrupparli tutti in una sola domenica. Quindi quattro quesiti sono un tentativo di dare voce ai cittadini, ampliare la democrazia a Rovereto e cercare di superare il quasi invalicabile sbarramento del quorum del 50%.

Perchè abolire il quorum?

Perchè finchè ci sarà il quorum lo strumento del referendum a Rovereto sarà sempre invalidato e quindi rimarrà uno strumento finto, esistente, ma inapplicabile. In Svizzera, California non ci sono quorum, in Baviera è del 15%. Il quorum serve a chi comanda per imporre facilmente il suo volere.

Il termine Quorum significa “numero minimo”. Il Quorum di partecipazione indica in percentuale il numero minimo necessario di partecipanti al referendum per renderlo valido.

Un quorum di partecipazione molto alto, come quello del 50% esistente oggi a Rovereto, fa si che sia molto facile fare invalidare la consultazione. I referendum infatti, hanno già una astensione naturale molto alta, del 30-50% anche quando non prevedono quorum. Quindi basta un invito all’astensione per non superare il quorum e invalidare il referendum. Gli ultimi referendum provinciali e comunali svoltisi in Trentino sono falliti proprio per questa ragione: invitando all’astensione, il NO che si somma agli astenuti fa invalidare la votazione, anche quando i SI sono maggioranza. L’invito al boicottaggio è un invito a non partecipare. Finchè ci sarà il quorum lo strumento di democrazia diretta del referendum non sarà mai utilizzabile a Rovereto.

Se vuoi contare di più come cittadino, l’ostacolo del quorum va abolito.

Non si lascia decidere tutto a 4 amici che si ritrovano al bar?

No, anzi questa è la situazione attuale dove una giunta, sostenuta da un manipolo di interessi economici forti, di costruttori edili e di speculatori, può decidere tutto senza che i cittadini sappiano quasi niente di ciò che accade veramente. Al contrario un referendum avviene tutto alla luce del sole, è molto lungo, faticoso, compromettente (bisogna trovare almeno 5 persone disposte a mettere la loro faccia), dispendioso in termini di soldi, tempo ed energie. Per iniziare questi referendum noi abbiamo impiegato quasi 2 anni. Bisonga trovare 5 persone, raccogliere 100 firme, depositare il quesito e aspettare che sia giudicato ammissibile, poi raccogliere altre 600 firme. Perchè effettivamente si svolgano i referendum inziati, occorrerà almeno un altro anno. Chi ha paura che se ne facciano troppi, pensi a quanti ne sono stati fatti a Rovereto nella sua storia millenaria: UNO, quello del 2005 che proponeva di creare un parco nell’area Ex-Alpi.

Come è possibile fare un PRG partecipato? Come si fa a fare una cosa così tecnica con un sacco di teste diverse?

Ci sono dei metodi collaudati e applicati in molte città del mondo. Porto Alegre in Brasile, in Italia c’è Trezzo sull’Adda (MI), Grottamare (AP) e Monza che l’ha fatto, anche se la nuova giunta eletta non l’ha poi applicato.. Ti sembra difficile? E allora è facile far volare un aereo o gestire una azienda? Ci sono tecniche sperimentate, persone preparate, università che tengono corsi sull’argomento. Serve solo una volontà politica e voglia di fare. Funziona.

Sì, ma puoi fare un esempio concreto di PRG Partecipato?

Ecco una proposta di percorso basato sulle esperienze di Trezzo sull’Adda, Grottammare, Ivrea, Buccinasco, Ancona e varie città anglosassoni, tra cui Chelsea (USA).

a. l’amministrazione manda a casa di tutti i cittadini una spiegazione sul vecchio PRG e le proposte di novità per un nuovo PRG. Insieme al fascicolo con la spiegazione, viene inserito un questionario dove inserire le opinioni del cittadino, con domande chiuse ed aperte, da compilare e da rispedire gratuitamente.

b. le risposte ricevute, vengono elaborate da un apposito ufficio.

c. tutto il processo viene documentato su un apposito sito interattivo su internet, periodicamente viene mandata una newsletter stampata a casa delle famiglie, con il resoconto di quanto fatto, di quanto emerso e di quanto manca alla fine del percorso, allegata alla rivista mensile del comune.

d. vengono indette assemblee pubbliche in ogni quartiere in cui partecipa l’amministrazione (sindaco, assessori, tecnici) per spiegare il vecchio PRG, la bozza del nuovo PRG e le idee che sono emerse con i questionari rispediti indietro dai cittadini. Si discute con i cittadini e vengono richiesti nuovi commenti e proposte, che vengono verbalizzate.

e. vengono messe cassette delle idee in tutta la città, nel sito è possibile raccogliere suggerimenti, sui quotidiani l’amministrazione sollecita domande, proposte ed effettua chiarimenti.

f. con metodi statistici, controllati da esperti di partecipazione, vengono estratti dalle liste elettorali, 200 nomi. Essi costituiranno una assemblea rappresentativa statisticamente dei cittadini. Essa viene fatta riunire un certo numero di weekend, esempio 3. In uno si informa sul piano regolatore, in un weekend tutti i 200 vengono divisi in gruppi di 10-15 persone e vengono fatte discutere e deliberare, nel terzo weekend viene fatto elaborare il progetto conclusivo. Nella discussione viene tenuto conto di tutte le proposte fatte dai cittadini.

g. portavoce dell’ assemblea rappresentativa effettuano un ulteriore giro di assemblee in tutti i quartieri per illustrare la proposta finale e sollecitare commenti, critiche e ulteriori idee.

h. Il PRG proposto viene esposto gigantografato su una sala aperta sempre al pubblico, in cui tutti possono entrare ed appendere Post-It con commenti sulla piantina stessa.

i. l’assemblea rappresentativa dei cittadini si riunisce un ultimo weekend per riesaminare il PRG finale, tenendo conto delle ultime considerazioni emerse dai cittadini.

l. viene effettuato un referendum con cui si chiede a tutta la popolazione se approva oppure no il progetto finale di PRG presentato dall’Assemblea Rappresentativa Statisticamente dei Cittadini.

m. I membri dell’assemblea rappresentativa, ricevono per il loro disturbo un gettone di presenza pari a quello dei consiglieri comunali, per ogni giornata impegnata.

Perchè progettare un piazzale con i cittadini?

Perchè nel piazzale ex-stazione corriere sta per compiersi uno straordinario atto di speculazione edilizia. Dove ora c’è il piazzale sorgerà un grattacielo di 14 piani e i cittadini non ne sanno niente, e neppure sono stati consultati.

Perchè spendere un sacco di soldi per i referendum?

E’ un argomento un po’ ipocrita, spesso sollevato dagli amministratori. Una città che spende 100.000 euro per un albero di natale e ha un bilancio di 200 milioni di euro, può benissimo realizzare una volta l’anno dei referendum per sentire i cittadini e in questo modo attuare scelte meno costose per la città. Ogni volta che c’è una speculazione la città perde soldi, che vanno tutti in tasca di pochi individui. Una giornata referendaria a Rovereto costerà 47.000 euro, metà dello stipendio annuale del sindaco di Rovereto (36.000 abitanti), che prende il doppio di quello del comune di Roma (2.700.000 abitanti). E’ meno dell’importo stanziato per la manifestazione Città Imprese (di cui nessuno ha sentito parlare). Costa come due invii del bollettino mensile di propaganda della Giunta di Rovereto inviato a tutte le famiglie. Perchè non dimezziamo lo stipendio del sindaco e sentiamo l’opinione dei cittadini una volta l’anno? In Svizzera i cittadini l’avrebbero già fatto e avrebbero abolito anche la propaganda ed è per questo che i loro politici hanno lo stipendio più basso d’Europa…

Abolire il quorum è antidemocratico?

Questo argomento in realtà è stato espresso finora solo dal Sindaco Valduga in una lettera la giornale. I cittadini con cui parliamo mentre raccogliamo le firme non hanno mai questo dubbio. Cosa c’è di più democratico di un referendum? Se fosse così in Svizzera, California e in Baviera e in Francia, Spagna, Gran Bretagna, non ci sarebbe la democrazia, visto che lì il quorum non esiste. Antidemocratico è chi non vuole che i cittadini si esprimano oppure peggio, che li invita a non votare, come Valduga ha fatto nel 2005 in occasione del referendum Ex-Alpe.

Se si toglie il quorum, poi si paralizza l’amministrazione della città?

No, semplicemente si stimola l’amministrazione a tenere maggior conto delle idee e delle opinioni dei cittadini. Sapendo che i cittadini hanno a disposizione uno strumento efficace per imporre le loro opinioni, gli amministratori Bavaresi, Svizzeri e Californiani vanno a sentirli prima di prendere dei provvedimenti. Il referendum è più efficace per la sua potenzialità e di stimolo all’ascolto che per lo strumento in se. In Svizzera, lo stato dove forse si fanno più referendum al mondo solo lo 0,01% delle norme è posto a referendum. Il 99,99% delle norme vengono realizzate dagli amministratori. E sulla efficacia della democrazia diretta forte non ci sono dubbi. La Svizzera, la California e la Baviera sono le regioni più ricche, meglio amministrate e con i cittadini più soddisfatti dei loro amministratori, al mondo.

In Italia non c’è la cultura del voto, contrariamente ai paesi dove c’è il referendum senza quorum:

Non è così. In Svizzera vanno a votare i referendum una percentuale che va dai 40 ai 50% degli aventi diritto. Alle elezioni politiche addirittura meno. In Italia invece nelle ultime due elezioni politiche si è superato l’80%. In California la percentuale di votanti è addirittura inferiore a quelli della Svizzera.

Se si abolisce il quorum, c’è il rischio di creare fratture nella società e conflitti sociali continui:

E’ l’esatto contrario. I referendum sono strumenti per disattivare i conflitti sociali sul nascere, prima che si incancreniscano. Invece di fare scioperi, manifestazioni, dimostrazioni, atti violenti, i cittadini dei paesi dove non c’è quorum, creano un comitato referendario e chiedono che tutta la cittadinanza si esprima su una determinata questione. La mancanza di strumenti democratici funzionanti, creano il senso di impotenza e di frustrazione nei cittadini che a volte sfocia nella violenza.

Poi un quartiere non vuole una cosa, che magari va a beneficio della città e fa un referendum.

Appunto se un quartiere non vuole una cosa e fa appello al giudizio di tutta la città, la città intera si esprimerà sull’argomento. Se davvero il procedimento va a favore della città nel complesso, i cittadini lo sanno valutare e poi votano di conseguenza.

I referendum sono strumenti delicati, da non abusare.

La situazione attuale è l’esatto contrario. I referendum a Rovereto sono stati utilizzati solo una volta. La presenza del quorum ha fatto sì che venisse invalidato. Se i cittadini sono competenti abbastanza nell’eleggere i loro rappresentanti per 5 anni, lo sono anche per decidere su un singolo argomento. Il dubbio sulla competenza dei cittadini è stato sollevato quando è stato introdotto il suffragio universale maschile a inizio ‘900, poi con il suffragio alle donne, nle 1948, poi con il voto alla maggioranza nera in sudafrica fine anni ‘90. Sempre i fatti hanno smentito le previsioni più pessimistiche e i cittadini al momento del voto si sono rivelati saggi.

16 motivazioni per abolire il quorum

1. Quando un referendum prevede un quorum, agli effetti pratici, chi vuole che vinca il NO, ha due modi di ottenere ciò:

a. fare campagna per il NO e quindi impegnare soldi, tempo, energie;

b. invitare i cittadini al boicottaggio e astenersi da qualunque campagna.

Questo secondo sistema è preferito da chi sostiene il NO, perché oltre a far risparmiare tempo, soldi e energie, è una strategia che fa vincere più facilmente il NO. Infatti, dal punto di vista pratico, se un referendum viene invalidato per mancato raggiungimento del quorum o se vince il NO superando il quorum, si ha lo stesso effetto.

Quindi gli astenuti vengono considerati come voti per il NO e questo non è corretto. Chi si astiene da un voto referendario può avere mille ragione personali: essere lontano da casa, non interessato, disilluso dalla politica, ammalato, aver cose più importanti da fare, essere indeciso, avere poca conoscenza dell’argomento.

Nelle elezioni per la nomina degli amministratori, gli astenuti non contano. Vince chi ottiene più voti. Nei referendum con quorum è come se si giocasse una schedina di totocalcio con 1X2, dove una parte, i SI, vincono se esce 1, mentre l’altra parte, i NO, vincono se esce X o 2. E’ un gioco sbilanciato in favore del NO e quindi non soddisfa al requisito di uguaglianza tra le parti, che sta alla base della democrazia.

2. I referendum vengono attivati dai cittadini, quando l’amministrazione non ascolta le loro richieste. Quindi la parte del SI rappresenta quasi sempre la parte dei cittadini e quella del NO, quella delle amministrazioni. La parte dei NO, ha già quindi maggiori soldi, tempo, interessi, energie, capacità e attenzioni mediatiche dei SI. Se esiste il quorum, ha anche un ingiusto vantaggio sui SI, grazie alla possibilità di far vincere i NO facilmente, chiedendo l’astensione e usando così il boicottaggio.

3. Il quorum è il metodo con cui chi ha il potere si tutela dalle possibili interferenze dei cittadini, salvando le apparenze democratiche. Infatti lo strumento del referendum in mano ai cittadini viene lasciato, ma viene svuotato del suo potere effettivo con l’introduzione del quorum, che fa sì che venga sempre o quasi invalidato.4. Finché ci sarà il quorum, la campagna elettorale sarà svolta solo dai promotori del SI, che si focalizzeranno solo sullo spingere i cittadini a partecipare al voto per superare il quorum. Dove non c’è il quorum, entrambre le campagne per il NO e per il SI si concentrano solo sulle loro argomentazioni pro e contro, aumentando la conoscenza dei cittadini e il loro impegno civico.

5. Il quorum premia chi invita all’astensione e chi accetta il boicottaggio rimanendo a casa, cioè chi non vuole impegnarsi direttamente o preferisce scorciatoie scorrette pur di far vincere la sua posizione. Chi si informa e chi va a votare, viene punito. Ciò crea un sempre maggiore distacco e disillusione dei cittadini dalla politica attiva. Esattamente quello che invece preferiscono i governanti, ossia non essere disturbati nelle loro scelte di governo.

6. La presenza del quorum e i conseguenti inviti al boicottaggio della campagna per il NO, fanno sì che vadano a votare quasi solo i favorevoli, coloro che esprimeranno un SI. E quindi il diritto alla segretezza del voto, viene meno, perché tutti coloro che si recano alle urne, vengono riconosciuti ed etichettati come votanti per il SI.

7. In Italia non è previsto il quorum nel referendum confermativo facoltativo relativo alle leggi costituzionali (art. 138, 2° comma Costituzione) e nel caso delle leggi sulla forma di governo (leggi elettorali e di democrazia diretta) a livello regionale. Interessante notare che negli ultimi referendum nazionali senza quorum, l’affluenza elettorale è stata maggiore di quelli con il quorum. Ad esempio il referendum confermativo del 25-26 giugno 2006, ha visto l’affluenza del 52,3%. Era dal referendum nazionale del 11 giugno 1995 che non si superava un’affluenza del 50%, la media delle ultime 5 tornate di voto referendario con quorum dal 1997 al 2005 era stata del 32,78%

8. Nel voto elettorale comunale, provinciale, regionale, nazionale, europeo, non è previsto il quorum. Solo chi vota decide.

9. In Svizzera, in 23 stati americani su 50, tra cui la California e l’Oregon, non è previsto il quorum nei referendum statali e locali.

10. In Irlanda, Spagna, Regno Unito e Francia non è previsto il quorum nei referendum nazionali.

11. Con sentenza del 2-12-2004 n.372 la Corte di Cassazione ha stabilito che l’art.75 della Costituzione che prevede il quorum a livello nazionale, non comporta l’obbligo del quorum per i referendum previsti negli statuti degli enti locali.

12. In Italia esistono enti locali che prevedono assenza di quorum o livelli più bassi del 50%. Ad esempio in Sardegna (referendum regionale con quorum del 33%) Ferrara (referendum comunale con quorum del 40%), Bressanone (referendum comunale con quorum del 40%), Bolzano (referendum provinciale con quorum del 40%), Toscana (referendum regionale con quorum del 50% dei partecipanti delle ultime elezioni regionali; per esempio nel 2005 l’affluenza fu del 71,35%, il quorum per 5 anni è 35,68%).

13. In Baviera nel 1995, i cittadini riuscirono con un referendum a togliere il quorum a livello locale. Per 3 anni poterono svolgere referendum senza quorum. Nel 1998, la Corte Costituzionale Bavarese, di nomina politica (si stima che l’80% dei giudici fosse simpatizzante o legato al partito che in Baviera ha la maggioranza assoluta nel parlamento), reintrodusse in il quorum, anche se in misura molto ridotta, dal 15% al 25% a seconda delle dimensioni delle città.

14. La presenza del quorum, paradossalmente scoraggia i cittadini ad andare a votare. Infatti i cittadini vanno a votare se sanno dello svolgimento del referendum in una determinata giornata e se pensano di aver capito l’argomento su cui sono invitati ad esprimersi. Ma se la campagna per il NO invita all’astensione e non promuove le proprie argomentazioni, evita di affiggere manifesti, non manda materiale informativo a casa dei votanti, non partecipa a dibattiti, non si fa intervistare dai media, non partecipa ad assemblee informative, i cittadini non vengono a sapere del referendum o ritengono di non saperne abbastanza e non si recano a votare. Ciò è dimostrato dai referendum nazionali italiani con e senza quorum e dall’esempio seguente fornito da due città tedesche negli anni ‘80.

15. Il laender tedesco del Baden – Wuerttemberg prevede i referendum municipali fin dal 1956 (negli altri laender ciò fu introdotto negli anni ‘90), ma esso ha molte restrizioni. Una delle più gravose è quella che prevede che almeno il 30% degli elettori abbiano votato SI’ al quesito referendario, pena il suo invalidamento. L’effetto distorsivo di questo quorum si vede chiaramente su 3 votazioni effettuate in 3 città vicine sullo stesso argomento.

A. Nel 1986 fu proposto a Reutlingen un referendum contro una decisione della giunta al governo, della CDU, che aveva deciso la costruzione di un rifugio aintiaereo. Il consiglio comunale e la CDU boicottò il referendum non partecipando a nessun dibattito con sistematicità. L’ultima settimana prima del voto, improvvisamente, la CDU ruppe il silenzio con una pubblicità e un fascicolo allegato al giornale locale, firmato tra gli altri anche dal sindaco. Esso diceva: “…le persone professionali e intelligenti, devono agire sensibilmente, non emozionalmente, con un comportamento elettorale intelligente. Così puoi stare a casa la prossima domenica; dopotutto ti viene solo richiesto di votare contro la costruzione di un rifugio. Anche se non voti, esprimerai la tua approvazione della decisione presa dal consiglio comunale. Hai sempre dato la tua fiducia al CDU per molti anni alle elezioni. Puoi darci fiducia su questa questione.” Il risultato fu che 16.784 su 69.932 elettori si recarono alle urne: il 24%. Di questi solo 2126 votarono a favore del rifugio e 14.658 contro. Il quorum del 30% a favore non fu raggiunto e il referendum venne invalidato.

B. A Nurtingen, una città vicina a Reutlingen, ci fu un referendum simile. Questa volta la CDU locale scelse di non boicottare:il risultato fu un’affluenza del 57% di cui il 90% votò contro il rifugio. E il referendum ebbe successo.

C. In una terza città, Schramberg, ci fu un referendum simile. Anche questa volta la CDU scelse la via del boicottaggio. Questa volta il comitato organizzatore venne a conoscenza per tempo del progetto della CDU e quindi riuscì a controbattere. Il giornale locale pubblicò critiche all’idea del boicottaggio. I risultati furono affluenza del 49,25% di cui l’88,5% votò contro il rifugio e quindi il quorum del 30% di voti a favore del referendum fu raggiunto e il referendum ebbe successo.

16. Conseguenze pericolose per la democrazia, ogni volta che un referendum viene invalidato.

A. La prima è di carattere economico: decine di migliaia di euro di soldi dei cittadini contribuenti vengono spesi per organizzare consultazioni che non portano a nessun risultato concreto.

B. La seconda è un calo di interesse e di fiducia da parte dei cittadini verso gli strumenti di democrazia e verso l’amministrazione della propria comunità.

C. La terza è che minoranze dotate di potere economico e mediatico, sfruttando il boicottaggio riescono a prevalere su maggioranze non informate adeguatamente.

I rifiuti se non li brucia la Sandoz, li dobbiamo mangiare?

Attenzione che la Sandoz non brucerà i rifiuti dei cittadini, ma i suoi rifiuti, quelli della fabbrica chimica. Potenzialmente molto tossici e pericolosi. Non sono rifiuti urbani, sono rifiuti di una azienda farmaceutica. Non tutti i composti chimici pericolosi sanno odore o si vedono. Ci sono sostanze pericolosissime che non si sentono e non si vedono. La Sandoz oggi si disfa dei suoi rifiuti presso una ditta specializzata fuori regione. Ora vuole farlo direttamente, per risparmiare soldi del trasporto, risparmiare soldi del metano che eviterà di bruciare, usando questi solventi liquidi. Nell’aria di Rovereto già ci sono moltissimi inquinanti: la Marangoni, la Manica, l’autostrada, il trasporto urbano, i veleni spruzzati sulle vigne e sui frutteti, il riscaldamento privato. Vogliamo aggiungere un’altra fonte di micro e nano particelle?

Non è meglio aspettare di saperne di più sull’inceneritore, prima di fare un referendum?

Prima di tutto occorre informare i cittadini e poi dargli la possibilità di decidere. L’informazione si farà in questi mesi, la decisione tramite referendum avverrà all’inizio del 2009. In democrazia dovrebbe essere una cosa ovvia che i cittadini possano decidere sulle questioni importanti direttamente. Abbiamo paura delle decisioni dei cittadini? Allora forse non crediamo fino in fondo alla democrazia…

Voi siete quelli che dicono sempre di no…

Quello che vogliamo è che i cittadini si possano esprimere quando lo ritengono necessario e importante. Quando avremo raccolto le 600 firme, questo sarà l’indicazione che i cittadini vogliono poter dire la loro sull’inceneritore. Noi vogliamo che siano i cittadini a dire SI oppure NO all’inceneritore. E’ una scelta politica troppo importante per lasciarla decidere ai politici. Perché non lasciare decidere ai cittadini?

Non è meglio bruciare qui i rifiuti della Sandoz, piuttosto che portarli fuori regione?

L’azienda che oggi li smaltisce fa questo di mestiere. Domani la Sandoz li brucerà come combustibile per crearsi del vapore per i suoi processi industriali. Ossia tratterà questi rifiuti oggi pericolosi come il normale metano che brucia oggi. E’ come far fare un trapianto di cuore a un medico di famiglia. Saprà farlo? Lo farà bene? Chi controllera cosa succede? E se il paziente muore?

Mi fa paura che siano i cittadini a decidere

Perché? I cittadini hanno ogni interesse a informarsi accuratamente prima di votare, ne va della loro salute. Gli amministratori non hanno invece questa unica preoccupazione, ma anche altre, tipo: Avrò vantaggi politici o svantaggi? Che ripercussioni ne avrà la mia immagine? Le mie future campagne elettorali ne risentiranno? Se riteniamo che i cittadini non siano in grado di decidere su una unica questione per il loro meglio, allora non crediamo alle basi della democrazia. All’inizio del secolo c’erano le stesse obiezioni sul voto esteso a tutti i maschi e non solo a quelli ricchi. Nel ‘48 c’erano le stesse obiezioni con il voto esteso anche alle donne, a fine anni ‘90 c’erano le stesse obiezioni con il voto esteso ai neri nel Sud Africa. Non sono mai successi problemi. I cittadini sono saggi, spesso più dell’elite che li governa.

Se la Sandoz non li brucia dovrà lasciare Rovereto e licenziare 160 dipendenti

Questa sarà una sua valutazione. Oggi riesce a rimanere nel mercato senza bruciarli. Questa cosa del ricatto occupazionale è un vecchio ritornello. Ma noi cittadini non possiamo morire avvelenati, perchè una multinazionale si arricchisca sulla nostra salute. Multinazionale che poi quando ci avrà avvelenato e avrà spremuto il possibile dalla provincia, dal comune, dai suoi operai, dalle risorse idriche e dalla risorse naturali, non esiterà un istante a chiudere da un giorno all’altro la sede, se potrà guadagnare qualche euro in più da distribuire ai suoi azionisti. Lasciandoci un deserto di macerie chimiche velenose, come la Michelin e la Sloi a Trento e la ex-Siric (l’azienda chimica davanti al Millennium, bonificata a spese del Comune di Rovereto, ossia con i nostri soldi di contribuenti). Ricordiamoci anche dell’esempio delle Manifatture Tabacchi, della Marsilli e di tante altre aziende che hanno spremuto le finanze trentine fino a che gli ha fruttato qualcosa e poi abbandonate come delle scarpe vecchie ai bordi della strada. Il loro obiettivo fondamentale è il dividendo azionario per i loro proprietari, non certo creare occupazione in una vallata trentina. Fini sociali, una grande multinazionale non ne ha. L’unico scopo della sua esistenza è il profitto, tutto il resto che ci raccontano è fumo e marketing.