riporto l’articolo apparso oggi su L’Adige.
La cosa interessante è che contiene le valutazioni sull’operato di Valduga, fatte da 2 suoi ex-assessori e da 2 suoi ex-consiglieri. Cioè da persone che l’hanno conosciuto molto da vicino e che hanno condiviso con lui la gestione del comune di Rovereto.
luisa pizzini
Hanno quattro esperienze diverse da raccontare riguardo alla loro partecipazione all’amministrazione comunale all’interno della maggioranza. Un impegno che in due casi si è concluso con le dimissioni da assessore, mentre per gli altri continua ma in forte dissenso con il sindaco e soprattutto con il suo «metodo di governare». Ora Renato Manzana, Renzo Azzolini, Roberto Ferrari e Franco Frisinghelli sono come i quattro moschettieri, tutti per uno nel sostenere che «l’era di Guglielmo Valduga è finita, non ha senso che si ricandidi perché la sua doveva essere una soluzione temporanea e la città ha bisogno di cambiare». Seduti allo stesso tavolo i quattro usciti dalla maggioranza, la stessa assieme alla quale hanno contribuito alla vittoria di Valduga cinque anni fa, sembrano incontenibili. Hanno deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa alla vigilia del nuovo giro di boa per l’amministrazione cittadina, le elezioni di maggio. Le chiamano «riflessioni» e sostengono che non hanno nulla di personale. «Vogliamo dire la nostra – esordisce l’ex assessore all’istruzione della giunta Valduga, Renato Manzana – perché riteniamo un errore consegnare nuovamente Rovereto alle liste civiche. Si sono dimostrate un fallimento nella gestione della politica intesa come partecipazione, coinvolgimento, confronto e condivisione». Il problema principale per Manzana sta nel fatto che «tutto veniva calato dall’alto, non c’era partecipazione nelle scelte che non venivano fatte nelle sedi istituzionali ma improvvisate». E a capo di tutto c’era «una figura forte e decisionista, prigioniero di se stesso ed insensibile alle idee e proposte che venivano dalle stesse liste che lo sostenevano e dalle forze politiche presenti in città». Parla di un «personaggio che si è dimostrato poco coerente e poco affidabile per quanto riguarda gli impegni presi con la città e con gli alleati» l’ex assessore Manzana, che così descrive il sindaco Guglielmo Valduga. «È il metodo che non va, Valduga». La sua conclusione è amara, come lo furono le dimissioni dalla giunta: «Facevo parte della lista dei Democratici e pensavamo che il programma, scritto e voluto in gran parte da noi, fosse uno strumento che avrebbe condizionato il sindaco. Ma a lui non interessava granché, andava sempre e comunque per la sua strada». Lo sottoscrive anche un altro collega di giunta a cui erano stati affidati l’ambiente e la viabilità, Renzo Azzolini. Anche lui si è dimesso per candidarsi alle provinciali e ricorda che aveva aderito al «progetto Valduga» convinto di fare il bene della città «offrendo cinque anni di moratoria ai partiti affinché si rigenerassero». «A questo punto però – continua Azzolini – il ruolo di Cincinnato di Valduga è finito, non ha senso che continui perché con il suo modo di fare toglie l’anello di collegamento tra il popolo e il governo della città, il sistema che regge la democrazia. Ma ormai non si muove foglia che Valduga non voglia, ha sviluppato una cappa di comando sui suoi collaboratori». Per Franco Frisinghelli il sindaco «è il Mourinho della situazione: non ha attacco, non ha difesa, non ha portieri nella sua squadra ma è lui che segna i gol, che fa la partita. Decide tutto lui». «Io non vorrei che una cosa del genere si ripetesse» aggiunge il consigliere recentemente uscito dal gruppo di maggioranza «Rovereto per Valduga» e confluito nel gruppo misto. «Alla guida della città serve una persona che abbia rispetto delle persone che coinvolge nella politica roveretana». Parla di «grossa delusione» Frisinghelli: «Non abbiamo mai avuto un capogruppo che potesse rappresentarci, all’interno del gruppo dovevamo soltanto ascoltare ciò che diceva Valduga perché altrimenti minacciava di dimettersi e difar andare a casa tutti. “Sono qui per la città, non per voi”, ripeteva». Ma c’è un punto che più di tutti preme al consigliere: «Quello che ci ha sconvolto di più nel gruppo sono state le nomine decise da lui, come il “perginese” designato nel cda del Centro Santa Chiara tanto per fare un esempio. Oppure vicende come le decisioni legate alla viabilità: dal senso unico in Santa Maria all’arredo urbano di Lizzanella. E poi l’incredibile storia del canile. Alla luce di tutto questo credo anche che tutti i collaboratori di cui si è attorniato siano un po’ deboli». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il consigliere dei Democratici Roberto Ferrari.
24/02/2010

























L’articolo descrive bene il clima ed il contesto della Giunta Valduga. Purtroppo però in Aula l’opposizione (Democratici,UPT e PATT) non hanno fatto una vera opposizione, nemmeno in quest’ultima fase di fine legislatura che con una mole di adozioni di Varianti al PRG, al massimo si è astenuta. Ciò ha rinforzato la già granitica e militaresca coalizione di maggioranza con i risultati che vediamo.
Ma tutto si spiega alla luce delle manovre per la formazione degli schieramenti che si vanno a presentare alle elezioni. Se l’attuale opposizione strizza l’occhio all’attuale maggioranza, sindaco compreso, ipotizzando apparentamenti con le Civiche attuali, si vede che le testimonianze dei “4 moschettieri” non sono abbastanza convincenti.
Oppure se ne può amaramente dedurre che anche per la prossima legislatura Rovereto avrà una Giunta che in fondo non si merita.