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domenica 13 dicembre: referendum autogestiti in Catalogna

catalognadi Paolo Michelotto

domenica 13 dicembre 2009 è un giorno molto importante per la Catalogna. Verranno infatti realizzati in 170 comuni dei referendum autogestiti (non sono infatti ammessi dalla legge) per l’autoderminazione della Catalogna. Ecco maggiori dettagli:

11 dicembre 2009

Spagna: Catalogna domenica al voto su indipendenza

MADRID – Domenica sarà una giornata ’storica’ per l’indipendentismo catalano: i cittadini di 170 comuni saranno interrogati per sapere se vogliono che la Catalogna diventi “uno stato sovrano, sociale e democratico, integrato nell’Ue”. Benché non sia legale, poiché la Costituzione spagnola non lo consente, la consultazione ha senz’altro una alta valenza simbolica.

A votare sono chiamati 700mila cittadini sopra i 16 anni, il 10% circa dei 7,5 milioni di abitanti della Catalogna. Per gli indipendentisti è il primo passo in un processo innescato in settembre dal primo referendum ‘privato’ sulla indipendenza organizzato nel piccolo comune di Arenys de Munt, vicino a Barcellona. Il ’si’ aveva vinto li con il 96% dei voti. La partecipazione era stata del 41%.

I referendum di domenica – altri sono previsti nel 2010, il 25 aprile forse anche a Barcellona – intervengono in un momento di forte tensione con Madrid sullo statuto di autonomia approvato 4 anni fa che la Corte Costituzionale secondo la stampa potrebbe bocciare parzialmente, rimettendo fra l’altro in discussione il rango di “nazione” della Catalogna e del catalano come lingua ufficiale. Un’ipotesi che ha provocato una alzata di scudi a Barcellona.

fonte

5 commenti per domenica 13 dicembre: referendum autogestiti in Catalogna

  • La Lega aveva realizzato un’iniziativa analoga qualche anno fa.
    La creazione di nuovi Stati è un esempio di decisione che non va presa a maggioranza, con una scelta netta tra SI e NO. Gli equilibri devono essere soddisfacenti (o non troppo insoddisfacenti…) anche per le minoranze.
    Come per i frattali, negli Stati nati da secessioni il problema del rapporto tra maggioranza e minoranza si ripete, magari con un’inversione dei ruoli… Ad esempio, se il Sudtirolo si separasse dallo Stato italiano si creerebbe un problema di tutela della minoranza italiana. E i problemi di tutela delle minoranze non si risolvono con i referendum, che vedono esclusivamente il prevalere della maggioranza, perdendo tutta l’articolazione sociale che c’è sotto.
    Si veda il disastro che la logica delle separazioni, degli Stati etnici, ha provocato in Yugoslavia. Anche i tibetani –giustamente- adesso come modello hanno l’Autonomia, che è alternativa sia all’omologazione centralista che alle secessioni.

  • curioso che citi esempi in cui invece il referendum non è stato utilizzato.
    Come nella Yugoslavia, dove invece si è passati da una dittatura al sistema rappresentativo puro.

    Sono i rappresentanti che per avere maggiore spazio mediatico e visibilità fanno disastri. Come la Lega, che infatti si è è sempre opposta ai referendum (locali a Vicenza e nazionali in Italia, tranne ora invocare quelli contro i mussulmani, giusto per fare qualche titolo sui giornali e avere 2 voti in più).

    I referendum servono per disinnescare i conflitti etnici.
    Guarda l’esempio del cantone Giura in Svizzera. Citato anche nel libro Democrazia Diretta, appena tradotto da Emilio Piccoli.

    Si è passati da una situazione di terrorismo anni 50 alla separazione della minoranza francofona dal cantone Basilea germanofono, in circa 10-15 anni, con una serie di referendum locali per definire i comuni che volevano stare da una parte o dall’altra del confine linguistico ed infine con un referendum nazionale che ha sancito con l’80% tutto ciò.

    I referendum avrebbero evitato la guerra civile nell’Ulster, nei Paesi Baschi, in Corsica.

    Il SudTirol che io frequento assiduamente quasi ogni weekend, e che ammiro per senso civico, non ha proseguito con il rivendicare la separazione dall’Italia, con il terrorismo anni ‘60 – ‘70, solo perchè è stato sommerso di soldi e di diritti di autogoverno.

    Aspetta solo che il Silvio tolga questi “privilegi” e in un attimo tutti i malumori assopiti che si muovono alla base, rispunteranno.

  • da http://www.homolaicus.com/storia/contemporanea/jugoslavia.htm

    12 maggio 1991: la Croazia elabora un progetto d’indipendenza e la Krajna (regione della Croazia a maggioranza serba) risponde con un referendum per l’indipendenza dalla Croazia.

    19 maggio 1991: referendum per l’indipendenza della Croazia: vincono i Sì (94%).

    (..)

    29 febbraio 1992: referendum sull’indipendenza in Bosnia-Erzegovina; i favorevoli vincono a grandissima maggioranza.

    (..)

    Il referendum in Bosnia è un passaggio decisivo nella storia del conflitto Jugoslavo.

    I “geopolitici” ritengono che non si possa decidere a colpi di referendum la natura di uno Stato dove vivono tante minoranze (nel 1991: 45,8% musulmani, 31,4% serbi, 17,3% croati, 5,55 altri). Ogni decisione doveva essere presa di comune accordo e con l’avvallo dei grandi protettori, Serbia e Croazia, pena lo scoppio della “guerra civile”.

    (..)

    Agosto ‘94:
    I Serbi di Pale con un referendum (90%) respingono il piano Vance-Owen.

  • bene, ammetto la mia profonda ignoranza sugli eventi yugoslavi.

    Approfondirò l’argomento, ma ho l’impressione che siano stati non referendum, ma plebisciti. I referendum sono chiesti dai cittadini, i plebisciti dai governanti.

    Comunque mi riprometto di studiare quell’argomento non appena trovo del tempo.

  • francesca

    il referendum in croazia fu indetto dal partito al governo (nonché unico partito) in un periodo in cui tutti i paesi che componevano la jugoslavia comunista premevano per l’indipendenza (anche con referendum). L’attacco della serbia alla croazia nella zona di vukovar seguì quel referendum e allo stesso tempo nella zona della kraijna i serbi presero le armi sponsorizzati dalla serbia. La situazione non fu causata dal referendum ma dalla situazione di propaganda, corsa alle armi e paura che seguì lo smantellarsi della jugoslavia comunista. Anche in slovenia ci fu un referendum ma non ci fu la guerra. Anche in bosnia ci fu un referendum ma non passò.

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