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Canile: “…il comune non ascolta, preferisce spendere soldi in consulenze esterne, piuttosto che chiedere a chi si occupa dei cani…”

caniledi Paolo Michelotto

la vicenda del canile di Rovereto è una storia di mancato coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni che si occupano di animale. Una prova di decisionismo. Fare, per il gusto di dire che è stato fatto. Ma con quale risultato? Si poteva fare meglio, si poteva spendere meno? Si poteva fare una discussione pubblica con la città. Si poteva chiedere l’opinione dei cittadini. Ecco cosa ne pensa Chicca Moser su L’Adige:

animali Chicca Moser si scaglia contro l’assessore Zuccatti

«Il canile è stato un errore»

Da vent’anni dedica il suo tempo libero alla causa dei cani, prima con la Pan-Eppaa e poi con l’associazione «Iwu Mju» di cui è fondatrice. Chicca Moser, un nome e un volto che gli amanti degli animali conoscono tutti, è pure lei sul piede di guerra. La questione canile, infatti, non le va giù. «E ci mancherebbe altro! – sbotta – C’era finalmente la possibilità di realizzare una struttura degna di questo nome ma l’ottusità del Comune ha rovinato tutto». Sotto accusa non è tanto, o non solo, l’assessore Roberto Zuccatti ma proprio l’intero Palazzo. Motivo? «Sono sei anni che si parla di canile e sono sei anni che le associazioni animaliste dispensano suggerimenti e consigli. Ma, come spesso accade, nessuno ascolta. Il Comune preferisce spendere soldi e affidarsi a consulenti esterni piuttosto che chiedere a chi, come la Pan-Eppaa, da oltre vent’anni si occupa di cani. E il risultato, purtroppo, si vede: si sono spesi 1,3 milioni di euro per una struttura, quella dei Lavini, che è sbagliata». A Zuccatti cosa imputa? «Di non riuscire ad ammettere i propri errori. E poi di inventarsi un esperimento assurdo. Ha chiesto a Federica Bortolotti di portare i suoi cani ai Lavini per testare la struttura. Ha pure portato i cani regolatori e alla fine, trionfante, ha detto che tutto andava bene e che i cani andavano d’amore e d’accordo. Non funziona così. Un conto è avere animali addestrati che se li chiami ti ubbidiscono, un altro è avere delle bestie trovatelle che per loro natura sono più aggressive e comunque meno gestibili. E poi, come cittadino, mi dà fastidio vedere cani di un privato in una struttura pubblica pagata con i soldi di tutti». Zuccatti, però, ha detto che il parco ha retto. «Ma quando mai. Se perfino uno dei cani degli attuali gestori è scappato arrampicandosi sulla rete del recinto per venire da me. Da tempo ripetiamo che la recinzione, in alto, va curvata verso l’interno proprio per impedire le fughe. Ecco, solo ieri un tecnico del Comune è stato mandato ai Lavini per porre rimedio a uno dei tanti errori commessi». Chicca Moser, comunque, ne ha per tutti. Anche per la Pan-Eppa. «Quando Claudio D’Ingiullo ha annunciato che il 31 dicembre non avrebbe avuto più rapporti con il Comune, l’ente pubblico ha accelerato ed ha contattato Federica e Caterina come gestori del nuovo canile per non restare scoperto. Se non diceva nulla, il bando sarebbe stato rifatto e a marzo si poteva concorrere. Invece è andata come è andata». Oltre alla rete, cosa non va? «Un sacco di roba. Prendiamo il tunnel tra un box e l’altro: rimbomba tutto e chi deve entrare per adottare un cane rimane assordato. Questo perché le barriere sono di lamiera e i cani sono visibili solo dall’esterno. Le reti tra una gabbia e l’altra, poi, sono troppo basse e i cani possono saltare fuori. Comunque era meglio una struttura comprensoriale. Prima di aprire l’assessore doveva contattare gli altri Comuni lagarini e insieme decidere. Perché una sola struttura per tutto il C.10 era meglio, si dividevano le spese e serviva l’intero circondario. E poi il pagamento per ogni cane ospitato è assurdo: lo scopo del canile è dare un rifugio ai fuggitivi che poi dovrebbero essere restituiti ai proprietari o adottati. Se per vivere il gestore ha bisogno di tenere con sé gli animali va tutto a quel paese». N. G.

15/01/2010

1 commento per Canile: “…il comune non ascolta, preferisce spendere soldi in consulenze esterne, piuttosto che chiedere a chi si occupa dei cani…”

  • La Chica Moser ha ragione quasi su tutto, ma credo che addebitare colpe alla Pan eppaa sul rifiuto di proseguire la convenzione oltre il 31 dicembre, sia sbagliato, anche perchè da parte dell’Amministrazione comunale non ci è stata avanzata alcuna richiesta in tal senso, l’unica richiesta pervenutaci risale a luglio.
    Di seguito, riporto letteralmente il testo di tale corrispondenza dalla quale si evince tutta l’arroganza con la quale l’Amministrazione ha pensato di AGIRE.
    Approfitto per dire all’Assessore che parlare di esperimento, in etologia è letteralmente una bestemmia, ancora una volta, parla di cose di cui mastica molto, ma molto poco, il caile non è costato 1.400.000 euro per gli esperimenti dell’assessore.

    SPETT.LE COMUNE DI ROVERETO
    SERVIZIO VERDE E TUTELA AMBIENTALE
    Faccio seguito alla vostra di data 24 luglio 2009, pervenutaci via fax in data 29 luglio mediante la quale ci è stata sottoposta la richiesta di assumere la gestione temporanea del nuovo canile di Rovereto, comunicando che non ci sono state mai illustrate in modo esaustivo, non solo le caratteristiche dettagliate del canile sia per quanto riguarda la struttura, ma anche la presenza delle attrezzature che sono a corredo della struttura stessa.
    Su di esse, sono stati chiamati a esprimersi, il Servizio Veterinario dell’A.S.P., il consulente nominato dall’Amministrazione, con una non condivisibile logica di esclusione dell’associazione che per oltre venti anni si è assunto l’onere di provvedere alle crescenti necessità legate al problema randagismo e alla gestione di una propria struttura, dimostrando la necessaria professionalità e serietà della gestione, o almeno così ritengo, non essendo, nei lunghi anni, mai stata contestata irregolarità e/o lamentele sia da parte dell’Amministrazione Comunale che dal Servizio Veterinario incaricato della vigilanza, attività risultata conforme anche dalle numerose ispezioni dei N.A.S. e dei N.O.E. dei Carabinieri.
    Per questa scelta, sicuramente non logica, essendo stata accampata una non precisata correttezza dell’Amministrazione in previsione della gara d’appalto, quando poi, nei fatti ci troveremmo comunque a gestire la struttura in modo temporaneo e transitorio come espresso nella vostra proposta.
    Mi permetto di rilevare l’assoluta irritualità di fare una proposta di gestione temporanea, assoggettata a ribasso, quando nello stesso tempo c’è richiesto di adottare criteri di valutazione di congruità della stessa, per così dire “a scatola chiusa”, essendo presuntivo e se vogliamo, di parte, qualsiasi valutazione dei costi.
    Mi chiedo, infatti, a quali criteri si faccia riferimento per la valutazione degli oneri che ci vengono, nello stesso atto, assegnati e con quali parametri oggettivi.
    L’assoluta mancanza di conoscenza, faccio solo un esempio, se sono stati previsti nei vari box, i ricoveri interni (cucce), elementi indispensabili e irrinunciabili per consentire un minimo benessere “etologico” dei soggetti ospiti, che di per se stesso impedirebbe, di fatto, una corretta gestione del canile, ma sicuramente nel momento del trasferimento dei soggetti nei nuovi ambienti.
    Sono quindi, cortesemente a chiedere un incontro urgentissimo, e un sopralluogo congiunto presso il nuovo canile per esaminare compiutamente, la possibilità di valutare, con serietà e con cognizione di causa, una risposta alla vostra gentile richiesta.
    Rovereto 17 luglio 2009

    SPETT.LE COMUNE DI ROVERETO
    SERVIZIO VERDE E TUTELA AMBIENTALE
    Fatto salvo quanto già espresso nella precedente corrispondenza di data 31 luglio u.s., alla luce del sopralluogo effettuato con la presenza dell’Assessore Zuccatti e alcuni funzionari dei Vs. uffici presso il canile comunale, mi corre l’obbligo di affermare l’impossibilità di poter rispondere positivamente alla sua gentile proposta di gestione temporanea, in attesa dell’espletamento della prevista gara d’appalto, poiché necessari alcuni altri indispensabili chiarimenti e adempimenti.
    a) La mancata previsione dell’arredamento dei box con pedane che permettano il decubito degli animali non a contatto del pavimento e realizzati in modo tale da consentire l’apertura dei concelletti e di adeguati ripari visivi (cucce) in grado di consentire loro un minimo di “isolamento visivo” e fisico dagli eventuali altri ospiti del box e dalle persone, condizione indispensabile, per consentire il rispetto di tale necessità etologica del cane. La mancata adozione di tale accorgimento, porterebbe a uno stato di stress continuo e prolungato, tale da provocare gravi conseguenze sulla salute stessa dell’animale, stante l’impossibilità di consentire un progressivo adattamento all’ambiente e ai compagni di box e all’uomo, evitando uno stato di conflitto sociale molto pericoloso per la loro incolumità, ma anche per il personale addetto al loro accudimento.
    b) Non è ancora conosciuta la data dal definitivo arredamento delle pertinenze, degli uffici, degli ambulatori, senza di cui è impossibile iniziare alcuna attività presso il canile.
    c) L’attuale disposizione dei recinti, definiti “sgambatoi”, non è tale da consentirne l’uso proprio, poiché gli animali sarebbero in contatto con quelli custoditi nei box, rendendo pericolosa e altamente stressogena per gli animali in “in momentanea libertà” e per quelli in custodia nei box, tale momento di parziale libertà diventa quindi un ulteriore nocumento alla loro stabilità psicologica già messa a dura prova dallo stato sicuramente innaturale della detenzione.
    La soluzione di questi tre punti, come si potrà rilevare, è indispensabile per “un’abitabilità” funzionale del canile e una fruibilità con un minimo di benessere per gli incolpevoli e obbligati ospiti, condizioni non oggetto di una visione soggettiva dello scrivente, ma normalmente riportata e raccomandata dalla bibliografia scientifica, nazionale e internazionale sull’etologia del cane, in particolar modo per quelli ospiti dei canili.
    Distinti saluti
    Claudio D’Ingiullo Rovereto, 17 agosto 2009

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