le Acciaierie di Borgo sono state sequestrate con l’accusa di inquinare l’aria con diossine e ossidi oltre il livello stabilito dalla legge.
Sono indagati per concorso nelle emissioni di gas e abuso d’ufficio i quattro tecnici dell’APPA che hanno rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Sono Giancarlo Anderle, Alessandro Moltrer, Enrico Toso, Mauro Facchinelli.
Sono state fatte analisi falsificate che attestavano che tutto andava bene, dal laboratorio privato bresciano che le effettuava per conto dell’Acciaieria, che aveva l’incarico di auto-controllarsi.
E tutto è stato scoperchiato grazie all’interveno della Guardia Forestale Veneta, che visto che è veneta, non è nominata, ne stipendiata dalla Provincia Trentino. Ossia non è controllata dai vertici della provincia, come lo è invece l’APPA il cui direttore Berlanda, è invece nominato direttamente da Dellai e solo a lui risponde.
Dove stanno i paralleli?
1. Anche alla Sandoz i controlli vengono fatti 1 volta l’anno
http://www.cittadinirovereto.it/diario/controlli-sandoz-una-volta-lanno/
Poi normalmente la Sandoz controlla da sola i propri fumi, proprio come faceva l’Acciaieria di Borgo
2. Anche la Sandoz sta per ottenere il VIA ossia la Valutazione Impatto Ambientale e anche in quel caso ci sarà l’ok, prima di passare alla Giunta Provinciale per l’ok definitivo, da parte di un piccolo gruppo di tecnici dell’APPA. Dopo i fatti della cava di Roncegno e dell’Acciaieria di Borgo come fanno i cittadini a fidarsi di un ente come l’APPA?
3. Anche a Rovereto i cittadini si lamentano da decenni per l’aria irrespirabile e piena di fumi, specie la notte, ossia quando la bruciatura di sostanze è meno visibile e allarma meno i cittadini e il colore scuro dell’aria non si vede, mancando la luce. Esattamente come a Borgo facevano i comitati Valsugana Pulita e Comitato dei Barbieri Sleali. Che la causa dei fumi sia la Sandoz o la Marangoni o qualche entità sconosciuta, non si è ancora scoperto. Ciò che è sicuro è però l’effetto: lo strato di polvere nera che si forma sui balconi di chi vive a Lizzana.
4. Un caso eclatante di inquinamento come quello del Rio Coste, il torrentello che scorre a fianco della Sandoz, è avvenuto nel luglio del 2009. Hanno prelevato i campioni di acqua e fatto le analisi, poi prima che fossero rese pubbliche sono passati altri mesi, fino al giorno prima del referendum Sandoz il 10 ottobre 2009. L’assessore Zuccatti le aveva avute a disposizione per 12 giorni, ma è riuscito a non trasmetterle al consigliere che le aveva richieste e che le avrebbe rese pubbliche (Pozzer) per 12 lunghissimi giorni. 12 giorni per mandare un fax. E da allora non è successo nulla. Sono passati altri 2 mesi, ma non è stato reso pubblico nulla del proseguimento di questi fatti. Non si sa se qualcuno è stato denunciato, se qualcuno pagherà una multa, se l’inquinamento prosegue come prima. Omertà. L’azienda ha troppi operai, ha troppi soldi, gli amministratori di Rovereto hanno troppi altri impegni da seguire.
Dove differiscono i fatti di Rovereto da quelli della Valsugana?
A Rovereto non è ancora intervenuta la Guardia Forestale Veneta!

































ok finalmente un punto dove siamo d’accordo,le due aziende come la montecatini (ormai 30 anni fa)e come tante altre aziende dove,ad esempio, ancora oggi si utilizza l’asbesto,sono accomunate da due identici problemi
1)l’inquinamento atmosferico con tutte le consgeuenze che ne derivano
2)la forte occupazione,sia all’interno dell’azienda che dovuta all’indotto.
Fra questi due prblemi dobbiamo metterci la politica,inattiva di questi anni che,non ha saputo creare un’alternativa a questo tipo di produzioni e non ha saputoconvincere la popolazione che il lavoro,quindi il pane,a qualunque costo non va bene,che non vale la vita loro e dei concittadini.
ti porto un esempio,la Montecatini azienda fra le più longeve sul territori,cessò la propria attività negli anni ottanta e sapete come?…..
Pur avendo inquinato acqua.terra e aria e pur già all’epoca essendo morti molti dei dipendenti,gli operai non volevano cessasse l’attività e continuavano la produzione pur contr gli ordini,tanto che una notte i dirigenti a forni pieni ,tagliarono i cavi di alimentazione dei forni dove il materiale raffreddandosi li spaccò,così fini la vicenda montecatini,finì così perchè per molti pur essendo un lavoro bestiale,voleva dire pane e perchè la politica in 50anni non era riuscita acostruire un’alternativa e a far chiudere quell’azienda.Purtroppo oggi alle acciaierie ma potrei farti altri esempi,ci troviamo nella stesa situazione,quel posto di lavoro in una valle disagiata come quella vuol dire pane e comunque benessere,pertanto chiedo secondo te o voi ,quale amministrazione sarebbe disposta a rimetterci la testa facendola chiudere?addirittura il sindacalista cgil diceva l’altrieri”stiano bene attenti amministrazione e provincia a parlare di riconversione”Comunque è vero,nessuna differenza!
leggendo il blog de l’adige di oggi si capisce perchè le acciaierie ed aziende simili ancora funzionano,quando i dipendenti si schierano mostrando le analisi del sangue ,per altro non specifiche,a tutela del loro posto di lavoro,credo che, difficilmente, qualunque politico o sindacalista ne auspicherebbe la chiusura.