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019 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? – 2-3: Frans van den Enden

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di Paolo Michelotto

traduzione di Emilio Piccoli

2-3: Frans van den Enden
Per molto tempo il filosofo olandese Spinoza venne ritenuto quello che aveva posto le prime basi filosofiche della democrazia – sovranità popolare e una radicale libertà di parola. Questo fa di lui un tipico rappresentante di quello che lo storico Jonathan Israel (2002) chiama illuminismo radicale. Alcune delle persone famose che sono considerate le rappresentanti classiche dell’Età della Ragione – Newton, Locke e Montesquieu, per esempio – sono infatti rappresentanti dell’Età moderata della Ragione. I credo di Locke sono rappresentativi di questa Età moderata della Ragione.Egli sosteneva la tolleranza e la libertà di credo religioso per tutti i tipi di convinzioni cristiane, ma non per gli atei – perché questo avrebbe significato respingere la base della moralità – e neanche per i cattolici, perché essi riconoscevano un’autorità straniera: il Papa. I sostenitori della Età moderata della Ragione lottarono contro l’ Illuminismo radicale e quest’ultimo sovente doveva operare clandestinamente.
Nel 1990 però l’esperto di Spinoza Wim Klever scoprì che Spinoza in realtà mutuò le sue idee dal suo precettore Franciscus van den Enden (1602-1674). Van den Enden era di Anversa, ma poi fuggì ad Amsterdam, dove fondò una piccola scuola privata nella quale insegnò anche Spinoza. Klever scoprì che Van den Enden era autore di due rivoluzionari, anonimi libri pubblicati: Kort Verhael Van Nieuw Nederlants ( un breve resoconto dei Nuovi Paesi Bassi, 1662) e Vrije politijke Stellingen (Libere proposte politiche, 1665 , ripubblicato da Klever nel 1992).
Van den Enden fu il primo a sostenere l’uguaglianza politica “tra persone più e meno intelligenti e persone più e meno benestanti, di sesso maschile e femminile, governanti e sudditi, ecc.”. Van den Enden dichiarò esplicitamente che l’uguaglianza politica non significa mettere allo stesso livello. Egli sostiene che ogni essere umano è un individuo unico con talenti e caratteristiche specifiche e che l’uguaglianza politica non deve fare nulla per cambiare questo stato di cose. L’uguaglianza prevede la libertà. Le leggi devono fornire a tutti lo spazio per svilupparsi, parlare e pensare in eguale maniera – per cui Van den Enden utilizza il termine “pari libertà”. Egli formulò il principio di sovranità popolare con i termini più forti possibili. Egli mise in guardia – correttamente come adesso possiamo vedere – contro la creazione di una classe politica che avrebbe servito i suoi propri interessi. Van den Enden sosteneva che era meglio che le persone prendessero le decisioni politiche da sé e credeva che le assemblee pubbliche fossero il miglior strumento per raggiungere questo obiettivo. Van den Enden notava che, a seguito della deliberazione comune e del processo decisionale in tali assemblee, le conoscenze della gente e le competenze politiche sarebbero aumentate considerevolmente. In questo contesto egli aveva un concetto limitato di “popolo”: solo gli uomini che potevano provvedere a sé stessi avevano diritto di voto. Gli uomini che non erano in grado di farlo, e anche le donne, non avrebbero dovuto essere autorizzati ad accedere alla pubblica assemblea (in questo senso la sua teoria dell’uguaglianza era incoerente). In occasione della prima assemblea pubblica – egli affermava – i cittadini dovrebbero fare uno spettacolo bruciando tutte le leggi e i regolamenti che concedevano poteri speciali o privilegi alla nobiltà e al clero. Egli riteneva che tali comunità autenticamente diretto-democratiche (allora ancora città) potessero stabilire reciproci legami federativi. Tutto questo lo rende forse il primo teorico della democrazia diretta. Van den Enden sosteneva anche il libero porto d’armi da parte dei cittadini, in modo che altri governanti non fossero in grado di sottrarre con l’inganno i loro diritti democratici.
Van den Enden riteneva che la democrazia era indissolubilmente legata a una vita culturale libera. “La cosa più dannosa in uno Stato è che non è lasciata alle persone la libertà di proclamare tutte le cose che ritengono essere di maggior interesse pubblico …”. Non dovrebbero essere messi ostacoli sulla strada di nessuno, nemmeno degli stranieri, concernenti le opinioni personali o le questioni religiose. Van den Enden sosteneva anche il principio di mutua solidarietà, in relazione alle necessità materiali delle persone. Centrale nelle sue idee era il diritto al lavoro. Lo Stato impone di fatto l’appartenenza allo Stato stesso a tutti coloro che sono nati all’interno dei suoi confini; ciò è giustificato solo se lo Stato fornisce anche uguali livelli di beneficio per tutti i suoi membri. Egli inoltre sosteneva l’introduzione di strutture sociali e mediche e respingeva decisamente “l’umiliante elargizione di elemosina” da parte della gente ricca e delle chiese.
Quasi 125 anni prima della Rivoluzione Francese Frans Van den Enden aveva già abbracciato la sua celebrata trinità di ideali: libertà, uguaglianza e fraternità. Ma considerando che i rivoluzionari francesi produssero questa parola d’ordine in una forma del tutto indifferenziata, Van den Enden portò in essa molto maggiore differenziazione: egli collega la libertà con la vita culturale (la libertà di parola e di religione), l’uguaglianza con il sistema politico e giuridico, e la solidarietà con le necessità materiali delle persone (vedi anche il capitolo 3).
Van den Enden successivamente si trasferì a Parigi dove fu arrestato per essere stato coinvolto in un complotto contro Luigi XIV. Il 27 novembre 1674 fu giustiziato per impiccagione nel Palazzo della Bastiglia. Se si confronta il contenuto di “Libere proposte politiche” con la situazione odierna, è chiaro che, la maggior parte degli obiettivi formulati da Van den Enden quasi tre secoli e mezzo fa, sono ancora in attesa di essere realizzati.

Questa è la pubblicazione a puntate della traduzione in Italiano del libro Democrazia Diretta di Verhulst Nijeboer. Puoi aiutare il Emilio effettuando le eventuali correzioni e inviandole a piccoliemilio@gmail.com

La versione in inglese che sta traducendo si trova qui:

http://www.paolomichelotto.it/blog/2008/11/04/democrazia-diretta-un-testo-fondamentale/

1 commento per 019 Democrazia Diretta cap 2 Cos’è la democrazia? – 2-3: Frans van den Enden

  • filippo matteucci

    Piccola Allegoria della nuova tirannide

    Democrazia elettiva
    I padroni di bassa qualità, per restare al potere, usano sgherri e lacchè per tartassare i servi, e utilizzano parte dei soldi estorti ai servi per pagare sgherri e lacchè, ovvero per comprarsi voti. Il resto lo intascano loro.
    Questo permette loro di socializzare i costi del consenso, cioè di far pagare alla maggioranza di oppositori o di disinteressati il costo sia delle rendite distribuite ai clientes sia dei copiosi sussidi che le famiglie al potere ritagliano per se stesse, camuffandoli sotto le più varie forme e con le più varie modalità. Ovviamente, a tal fine, più disinteressati e distratti ci sono fra il popolo, meglio è.
    Così i servi ogni giorno lavorano per mantenere i loro persecutori.
    (“… se metà dei servi si rivoltano, abbiamo abbastanza denaro per assoldare l’altra metà dei servi, e mandarla a sparare addosso ai rivoltosi…”)

    Uguaglianza
    Il padrone vuole tutti i servi uguali davanti a lui.
    Non vuole capaci ed efficienti competitor, vuole servi balordi, cannati, da discoteca, da stadio, o, nella migliore delle ipotesi, da offerte dei centri commerciali.

    Accoglienza
    Il padrone sostituisce i servi italiani pretenziosi, organizzati, sindacalizzati, relativamente acculturati, con nuovi servi africani, asiatici, sudamericani, disperati disposti a tutto, a lavorare 18 ore al giorno in uno scantinato, a vivere in venti in una bicocca.
    La nuova forza lavoro per la grande industria assistita succhiasoldipubblici, la nuova manovalanza per la criminalità organizzata, nuovi corpi a disposizione per chi va a puttane o a viados.

    Solidarietà
    Sussidi di stato per chi gestisce l’immigrazione dei nuovi servi. Soldi pubblici per chi ci mangia sopra. Elemosine gestite clientelarmente. Soldi di noi contribuenti coi quali i padroni comprano voti e consenso.

    Garantismo
    Il dominante di infima qualità, quello che si impone con la violenza, col crimine, col furto, con l’inganno, col tradimento, mantiene i governati nelle peggiori condizioni possibili, perché sa che peggiore è la qualità di vita dei governati, tanto meglio è per lui. La sua greppia e il suo scranno sono più sicuri.
    Colpisce i dominati onesti e lavoratori, e favorisce i delinquenti, i puzzoni, gli insolventi, i truffatori. Le organizzazioni criminali, braccio armato dei padroni nei traffici illeciti, non devono essere disturbate.
    Favor rei e favor debitoris.
    E’ garantista chi sulla delinquenza ci mangia sopra.

    Emancipazione
    La moglie, la figlia, la sorella del servo devono essere a disposizione del padrone.
    La famiglia del servo deve essere disunita, disorganizzata, lacerata da liti interne, marito contro moglie, figli contro genitori, fratelli l’uno contro l’altro.
    La famiglia del servo deve essere debole, non competitiva, non pericolosa, imbelle.
    Dividi et impera.

    Trasgressione
    Il servo che trasgredisce obbedisce al padrone. E’ per lui lecito fare del male agli altri servi. Nessun giudice nominato dai padroni lo punirà.
    Il padrone vuole che il servo balordo trasgredisca le regole del vivere civile tra servi. Così i servi vivono soffocati nella merda, e non pensano a rivoltarsi, a uccidere le famiglie dei padroni.
    Pub, discoteche, piercing, tatuaggi, ultras, droga, alcool: facciamo scannare i servi tra di loro, noi padroni vivremo più tranquilli.
    Dividi et impera, semper.

    Filippo Matteucci

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